Vivere la casa con stile

Caffè italiano – la candidatura a patrimonio dell’Unesco

Uno dei simboli più rappresentativi della cultura gastronomica italiana, è stato ufficialmente candidato a diventare un bene riconosciuto, e da preservare, per l’intera umanità.

Un rito sociale e culturale, con una storia che affonda le radici nella tradizione. Il caffè espresso italiano è pronto a diventare patrimonio immateriale dell’Umanità dell’Unesco. L’annuncio ufficiale arriva dal Sottosegretario alle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Gian Marco Centinaio. I passaggi, per la sua ufficializzazione, saranno due: il primo alla Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco che, dopo la sua approvazione, trasmetterà (entro il 31 marzo) la decisione alla storica sede di Parigi dell’Agenzia delle Nazioni Unite, per il “verdetto finale”.

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grani caffè interi

Una volontà, quella di celebrare il caffè del Bel Paese, unanimemente condivisa da Nord a Sud, partita da due proposte diverse, ma unite dalla stessa passione. Da un lato, la Comunità del Rito del Caffè Espresso con sede a Treviso (nata dal Consorzio di Tutela del Caffè Espresso Italiano Tradizionale); dall’altro, la fortunatissima raccolta di firme promossa dai titolari del Gambrinus di Napoli, bar emblema della città partenopea, dove na’ tazzulella ‘e cafè è un rito storico.

È innegabile il fatto che il caffè in Italia non sia solo una bevanda, è una vera e propria tradizione, legata ad altrettante preparazioni e modi di servirlo, senza contare la qualità ricercata delle sue miscele, la vera differenziazione del “metodo italiano” in confronto a quelli delle altre parti del mondo. Una storia che affonda le radici nel tempo e che merita di essere celebrata, dall’espresso al bar, a quello servito in casa, seguendo regole che, nei secoli, hanno gettato le basi del bon ton, diktat che ancora oggi vengono seguiti.

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caffè e macarons

Come si serve il caffè?

Escludendo il caffè al bar e quello “personale” legato alla prima colazione, esistono piccole leggi della buona educazione che suggeriscono come servirlo ai propri ospiti, rendendo il momento piacevole sia da un punto sensoriale – legato ai profumi e al gusto della bevanda – sia da quello “formale”.

Il punto di partenza, e forse il meno conosciuto per molti, è dove va servito. Erroneamente si pensa che, finiti il pranzo o la cena, si rimanga seduti in attesa della propria tazzina gentilmente offerta. Secondo il bon ton non è così. Il caffè non si serve a tavola – è una consuetudine accettata solo al ristorante – ma in salotto, direttamente dalle mani dalla padrona di casa o dall’eventuale collaboratrice domestica.

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tazzina caffè marrone

In questo caso si spiegano i grandi vassoi d’argento delle nonne o gli eleganti carrelli che aiutano, oggi come una volta, il servizio. Dopo aver fatto accomodare gli ospiti sul divano e le poltrone, con l’aiuto di un piccolo tavolino o del coffee table, che solitamente accoglie riviste e libri (nel nome è definitivamente spiegato il suo reale uso), si porta su un vassoio tutto l’occorrente: caffettiera, tazzine e cucchiaini abbinati per stile e numero, zuccheriera col suo cucchiaino e il brico per il latte o la panna. Eventualmente, una caraffa d’acqua e bicchieri per ogni ospite.

Piccola nota per la caffettiera: è più elegante usare quella del servizio e non la moka, scaldandola prima con acqua calda e riempiendola successivamente con il caffè fumante da servire. La padrona di casa versa la bevanda ad ogni ospite, uno alla volta, seduta e non in piedi, informandosi se desidera dello zucchero o del latte (è lei a farlo, non ci si serve da soli) ma senza “girarlo”, porgendo la tazzina sul suo piattino, insieme al cucchiaino. Nel porgere la tazza all’ospite, il cucchiaino va posizionato dal lato del manico, alla destra dell’ospite.

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caffè espresso

Ogni ospite mescola il proprio caffè, senza sbatterlo e contenendo il rumore, dall’alto verso il basso, cercando di non creare vortici incontrollati che potrebbero fuoriuscire dalla tazzina e macchiare vestiti, tappeti o arredo. Il cucchiaino serve solo per far sciogliere lo zucchero, non deve essere portato alla bocca (neanche quando il caffè è macchiato di morbida schiuma di latte o panna), va semplicemente appoggiato al piattino e non dev’essere più usato.

Gustando il caffè, è buona regola non fare rumore e gestire i movimenti, per non correre il rischio di rovesciarlo. La tazza va presa con la mano destra dal lato del manico – regola che i mancini possono ovviamente invertire – tenendo il piattino nella sinistra con sopra il cucchiaino. Se il caffè è servito a tavola o al ristorante, il piattino riamane appoggiato alla tovaglia. È da specificare, in maniera definitiva, che il mignolo alzato non fa parte di nessuna regola di eleganza, anzi è proprio il contrario. Da evitare, sempre.

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caffè tazza grande

Se il caffè viene preparato con la macchina da espresso, cambiano leggermente alcuni dettagli. Viene logicamente fatto in cucina, gestendo (a seconda del numero degli ospiti) gruppi di 4 o 5 tazzine alla volta, da portare sul vassoio in salotto e servire direttamente, secondo le regole. Per non rischiare di farlo freddare, tra una preparazione e l’altra, è una buona idea tenere le tazzine al caldo, in forno a 50° o con un piccolo “colpetto” di microonde. Tazzine permettendo, ovviamente, da evitare per i servizi pregiati con dorature e ceramiche delicate, si romperebbero e rovinerebbero indelebilmente.

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tazzine caffè porcellana

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