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Tutte le crisi celano opportunità

Una pandemia, quella del Coronavirus, scoppiata nei primi mesi del 2019, che ha rapidamente sconvolto il pianeta, non solo a livello sanitario, ma con ripercussioni economiche in ogni settore. In questo tsunami globale, anche l’intero comparto fieristico mondiale ha dovuto rimodulare velocemente le proprie attività cercando di far fronte, attraverso un impiego massiccio della tecnologia, a questo nuovo e inaspettato scenario.

Donald Wich, Managing Director Messe Frankfurt Italia
ritratto donald j wich messe frankfurt
“ Il virus è estremamente democratico – spiega Donald Wich Managing Director ‎Messe Frankfurt Italia – tutti gli operatori fieristici si ritrovano nella stessa situazione in tutto il mondo, con qualche rara eccezione, come in Cina, che è stato il primo Paese a essere colpito e il primo a ripartire. Infatti le nostre attività, in quell’area del pianeta, sono ripartite già dall’estate scorsa e sono tornate a regime”.

Cina a parte, i dati ufficiali dell’UFI (Associazione Mondiale dell’Industria Fieristica) parlano di un -70% di fatturato e relativo giro d’affari. “Questo dato – continua Wich – va considerato insieme a n moltiplicatori per via della filiera ad essa collegata, come gli allestitori, ad esempio, che al momento sono fermi. E poi c’è il mancato indotto fieristico che generalmente si ripercuote positivamente sul territorio dove l’evento si svolge, come alberghi, ristoranti e tassisti. A Francoforte molte strutture ricettive sono chiuse, alcune per sempre, altre solo temporaneamente. Insomma, tutto quello che ruota attorno al mondo fieristico in questo momento è in forte sofferenza”.

light building messe frankfurt
Questa la situazione generale, ma Messe Frankfurt come sta cercando di affrontarla?

“Come gruppo, abbiamo perso i due terzi del nostro fatturato previsto. In pratica abbiamo ridotto a un terzo il nostro giro d’affari. Le uniche fiere che si sono svolte in presenza, sono state quelle della prima parte del 2020, tra cui Ambiente che comunque, aveva già lanciato precisi segnali con l’assenza di visitatori dalla Cina e molti stand di espositori italiani allestiti ma privi di personale.

Al contrario, in Cina, come spiegavo prima, l’attività è ripartita già dall’estate scorsa e qualcosa si sta muovendo anche in Giappone, dove abbiamo programmato diverse fiere in primavera. Sempre a marzo, ci saranno anche le prime fiere in Russia, dove la campagna vaccinale è già in corso da tempo”.

fiera francoforte visitatori
Un quadro generale ancora molto incerto, dovuto a un rallentamento nella campagna vaccinale, in buona parte dell’Europa, ma anche al proliferare di varianti del vaccino. “Il percorso verso una normalità è ancora lungo, – continua Donald Wich – e questo genera molta incertezza.

Chi opera in questo settore ha invece bisogno di certezze, a cominciare dagli espositori, che hanno bisogno giustamente di tempo per organizzarsi. I prossimi mesi saranno comunque di transizione, almeno fino a quando la campagna vaccinale non avrà assicurato una copertura pressoché totale sul territorio europeo, e potremo tornare così a lavorare in sicurezza”.

Altro fattore che impedisce un ritorno alla normalità è legato ai vincoli di viaggio. Le fiere internazionali richiedono totale libertà di movimento da parte di chi visita e chi espone, e al momento esistono moltissime restrizioni che limitano tali libertà, sia di cittadini nazionali che europei. Da non sottovalutare inoltre la decisione di molte aziende multinazionali di non partecipare a fiere per tutto l’anno corrente e di non far viaggiare il proprio personale.

ingresso fiera francoforte
Accennavamo prima all’implementazione tecnologica che, di fatto, ha reso possibile almeno una parte delle attività fieristiche. La scelta digitale sparirà quando si tornerà con una fiera in presenza?

“Anche noi ci siamo lanciati nell’avventura dell’esperienza digitale, avendo comunque già dei prodotti che si affiancavano alle nostre fiere, come ad esempio il digital marketplace Nextrade, ma aldilà di questo, gli operatori preferiscono la presenza fisica, guardarsi negli occhi e stringere mani. Il digitale può diventare utile come vetrina per i prodotti, come lead generation e per il servizio di matchmaking, ma non può in alcun modo sostituirsi a una fiera in presenza”.

cataloghi tessuti fiera
Dunque non vogliamo assegnare alcun pregio al digitale?

“La nostra previsione – spiega sempre Donald Wich – è che in qualche modo affiancherà la fiera in presenza. Uno degli aspetti positivi, almeno della situazione attuale, è l’accelerazione del processo di digitalizzazione, anche nel nostro ambito. E’ stata comunque di stimolo per creare prodotti e servizi aggiuntivi al nostro core business principale, da cui ne trarranno vantaggi sia i visitatori che gli espositori. Un esempio?

La possibilità di creare momenti di matchmaking affiancandoli alla fiera fisica, di gestire al meglio gli appuntamenti in fiera, l’opportunità di dare visibilità al prodotto oltre il confine dei padiglioni e far seguire convegni e seminari via streaming a chi non potrà viaggiare. Quindi la nostra previsione è che ci sarà in futuro una fiera aumentata all’interno della fiera fisica, corredata da una serie di tecnologie, che già avevamo parzialmente introdotto, che consentiranno di migliorare ulteriormente l’esperienza fieristica”.

fiera ish francoforte
Torneremo mai al concetto di normalità come lo conoscevamo prima della pandemia o, in qualche modo, tutto questo ci ha radicalmente cambiato?

“I cambiamenti ci saranno, le persone sono state fortemente influenzate da questo periodo. C’è e ci sarà un approccio diverso rispetto a prima. Secondo le previsioni dell’aeroporto di Francoforte, società partecipata dal comune di Francoforte, come noi di Messe Frankfurt, e con il quale lavoriamo a stretto contatto, vi sarà una forte riduzione permanente dei viaggi d’affari, proprio perché le persone hanno scoperto la possibilità di risparmiare tempo e denaro, a beneficio anche dell’ambiente, collegandosi con i clienti attraverso le piattaforme tecnologiche come zoom, ad esempio.

Altrettanto lo smart working continuerà a essere uno strumento molto più presente rispetto al passato, con una diffusione più ampia. In pratica, verranno meno i contatti singoli, riunioni di lavoro e convegni che avverranno sempre più online. Per quanto riguarda le fiere, vediamo invece esattamente il contrario, nel senso che venendo a mancare queste occasioni di incontro tra una fiera e l’altra, la fiera acquisterà una maggiore importanza come momento d’incontro fisico”.

light middle east
La pandemia ha comunque fatto emergere anche alcuni aspetti positivi, tra i tanti tantissimi negativi, come la capacità di fare fronte comune alle difficoltà.

“È vero, – spiega Donald Wich – a livello macro ci sono stati degli aspetti paradossalmente positivi. L’Europa, ad esempio, sta diventando un concetto molto concreto, basti pensare a tutti i fondi che sono stati stanziati come il Recovery Fund, e che sono una dimostrazione di solidarietà.

Come ho specificato all’inizio, il virus è democratico e colpisce tutti, questo ha portato a unire le forze, anche a livello comunitario, per fronteggiare l’emergenza. Lo stesso vale a livello locale, nelle singole aziende: la necessità di lavorare in smart working ha creato, da un lato, tutta una serie di criticità ma, dall’altra, nuove sinergie. Quindi, per alcuni aspetti, si può confermare che tutte le crisi celano delle opportunità”.

messefrankfurt.com