ritratto sir norman foster

Icone di Design – Norman Foster

di Evi Mibelli.

È considerato uno degli architetti più importanti della seconda metà del XX secolo, con un curriculum di opere monumentale, spaziante dalle architetture pubbliche a quelle private, alla pianificazione territoriale sino al design.

E tutt’ora, da pioniere, indica il futuro di questa disciplina, offrendo una visione sistemica dove efficienza, ricerca d’avanguardia e innovazione concorrono a produrre architetture concepite come autentici organismi viventi, tecnicamente sostenibili per un mondo che fa i conti con il Climate Change.

Tanto per capirci, nonostante l’età – è nato il 1 giugno nel 1935 a Stockport, Manchester, Uk –Norman Foster è presente alla Biennale di Architettura di Venezia 2023, con l’ultimo dei formidabili progetti della Norman Foster Foundation in associazione con la Holcim Italia, azienda leader nella produzione di calcestruzzi e sistemi costruttivi green: l’Essential Home.

Un progetto che propone un modello abitativo d’emergenza, destinato alle comunità sfollate, realizzato con soluzioni a bassa emissione di carbonio, a costi accessibili, a durabilità garantita, totalmente riciclabile ed energicamente efficiente.

Biennale di Architettura di Venezia 2023, progetto Essential Home, Casa per rifugiati, by Norman Foster Foundation con Holcim Italia. Photo Norman Foster Foundation.
biennale architettura 2023 venezia norman foster

Lord Norman Robert Foster nasce in una famiglia operaia. All’età di 16 anni lascia la scuola e inizia a lavorare per la pubblica amministrazione della città di Manchester. È solo dopo il servizio militare che decide di intraprendere gli studi di Architettura e Pianificazione urbana, laureandosi nel 1961.

Parte per gli Stati Uniti e precisamente per entrare alla facoltà di Architettura di Yale, dove otterrà una borsa di studio. Sono anni formativi fondamentali per lui e una sua dichiarazione lo sottolinea: “Mi sono sentito libero. Credo sinceramente di aver scoperto me stesso e la mia passione per l’architettura attraverso l’America”.

Skybreak Houses, 1965. Progetto Team 4. Photo Norman Foster Foundation Archivies.
skybreak houses norman foster

Gli anni di Yale lo vedono lavorare fianco a fianco a Richard Rogers (poi divenuto socio dello studio Team 4 al suo rientro a Londra, dal 1963 fino al 1967) e a stretto contatto con i grandi maestri dell’architettura americana come Louis Kahn e Charles Eames.

Tra le collaborazioni che lo segneranno in modo permanente, quella con Richard Buckminster Fuller da cui mutua la capacità di costruire strutture leggere massimizzando i volumi e l’impiego delle superfici esterne, per attingere luce naturale e gestire “climaticamente” le costruzioni.

Lo spartiacque concettuale, che determinerà la futura evoluzione della sua architettura, sono le Skybreak Houses del 1965, progettate insieme a Richard Rogers, Sue Brumwell, Wendy Cheesman: “Questo complesso residenziale era un microcosmo, un piano elaborato per sfruttare la luce naturale proveniente dall’alto. Credo sia stato questo progetto ad aprirmi a una visione dell’architettura come confluenza di discipline differenti tra loro integrate”.

Esterni e interni della sede della Willis Faber & Dumas, compagnia assicurativa, Londra (1971-1975). Photos Norman Foster Foundation.
willis faber e dumas sede norman foster progetto

interni sede willis faber e dumas

Si fa strada quella che è stata definita architettura hi-tech, dove l’aspetto ipertecnologico, strutturale e funzionale viene interpretato come linguaggio espressivo. A onor del vero, Norman Foster non ha mai apprezzato questo tipo di semplificazione giornalistica. Piuttosto l’architettura non è più vista come pratica “artigianale” ma come un vero e proprio luogo di pianificazione affinché al progetto venga assicurata una perfetta coerenza tra la singola parte e il tutto.

L’idea di lavorare in modo creativo con gli ingegneri, per esempio, mi venne già al tempo in cui studiavo a Yale. La cosa apparve bizzarra. Si era ancora al mito dell’architetto che crea e poi passa il progetto all’ingegnere che provvederà a renderlo realizzabile. Invece è proprio nell’interdisciplinarietà che avviene il cambio di passo. Per me il superamento delle barriere tra discipline ha rappresentato una liberazione”. È quello che è stato definito approccio sistemico, il fil rouge che lega tutte le opere di Norman Foster. Indipendentemente dalla scala.

Hongkong & Shangai Bank, 1976 – 1986. Photo Fosterandpartners.com
shangai bank edificio norman foster

Nel 1967 si scioglierà lo studio Team 4, per far posto alla Foster Associates. Nel 1983 diverrà Foster + Partners. Con gli anni ‘80 la Foster + Partners inanella una serie di opere monumentali, in ogni continente, che la porteranno ai vertici dell’architettura mondiale. Esemplare la Hongkong & Shangai Bank che ha rappresentato un punto di svolta sul piano tecnologico e strutturale. Un grattacielo con un telaio d’acciaio a cui sono agganciati pavimenti sospesi che assicurano spazi interni completamente liberi, privi d’ingombri.

Sempre a Hong Kong costruirà il nuovo aeroporto internazionale (su un atollo artificiale), così come quello di Kansai in Giappone. Autentici gioielli di ingegneria strutturale. Analogamente l’aeroporto londinese di Stansted, concepito come struttura aperta verso il cielo da cui attinge la luce naturale. Costituirà un modello per la realizzazione di altri scali europei.

Tavoli serie Nomos nella Sede Renault di Swidon, Uk.
tavoli nomos norman foster

Negli stessi anni, Norman Foster si occupa dello sviluppo di arredi per uffici. È del 1986 la famosa serie Nomos disegnata per l’azienda italiana Tecno. Osservandone la struttura e la composizione, non è difficile capire come i principi tecnologici applicati in architettura trovino espressione anche sulla scala del design. Per questo progetto gli verrà conferito il Compasso d’Oro nel 1987.

Tavolo della serie Nomos, arredamenti per ufficio, disegnata per Tecno, 1987. La sua eleganza e rigore ne fanno una icona non solo dell’arredo terziario ma anche residenziale.
tavolo nomos norman foster

Tornando alle architetture, in una recente intervista, gli è stato chiesto quale sia la sua idea di tecnologia: La tecnologia è un mezzo per raggiungere un fine. E questo fine è sociale. Non ci si deve accontentare del comfort, ma creare uno stile di vita. Punto sempre a dissolvere le strutture e i servizi. Integrazione per me significa far scomparire, lasciando un senso di libertà, di vittoria sulla legge di gravità”.

Numerosissimi premi ricevuti su cui prevale il Pritzker Prize, nel 1999, da considerarsi come il premio Nobel per l’Architettura. Del 1990, invece, la nomina a Sir da parte della Regina Elisabetta II.

Millennium Bridge, Londra, 1996-2000. Photo da Fosterandpartners.com
millennium bridge londra norman foster

The Gherkin Tower – 30 St. Mary Axe a Londra, 2007, photo Fosterandpartners.com. Un’opera che ha caratterizzato e cambiato lo skyline di Londra.
gherkin tower norman foster londra

Nel frattempo, è in corso una mostra monografica a lui dedicata al Centre Pompidou, a Parigi, dove viene ripercorsa l’intera carriera del grande Maestro dagli esordi, nel 1960, ad oggi. Si chiuderà il 7 Agosto 2023. Un’ottima occasione per volare a Parigi.

Mostra retrospettiva Norman Foster, 10 maggio – 7 agosto 2023, Centre Pompidou, Parigi.
mostra norman foster

In copertina, Sir Norman Foster in occasione della presentazione del piano di azione “UNECE on housing” Agenda 2030, all’Onu, nel 2022.

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