ritratto jean prouve

Icone di Design – Jean Prouvé

di Evi Mibelli.

Una bella mostra organizzata da Vitra all’ADI Design Museum di Milano, dedicata al grande Jean Prouvé, ha riacceso i riflettori su uno dei nomi più importanti dello Stile del XX secolo. Il marchio ha da tempo, e nella sua migliore tradizione, cominciato a rieditare i pezzi iconici di questo formidabile progettista, nato fabbro e divenuto uno dei Maestri indiscussi dell’architettura e del design del XX° Secolo.

A sinistra, Antony Chair, disegnata nel 1954 per la città universitaria di Antony vicino a Parigi. A destra, la Kangourou chair disegnata nel 1948 e rieditata da Vitra in edizione limitata di 100 pezzi nel 2022.
sedie jean prouve design

Mente agilissima e laterale, ha letteralmente ribaltato il processo di elaborazione teorica dell’architettura e del design. Per capirci, mentre i grandi del Movimento Moderno avevano costruito il proprio linguaggio espressivo partendo dall’assunto filosofico per cui “la forma segue la funzione” o il sempreverde “less is more” di Mies Van der Rohe, Prouvè parte dall’esperienza del fare per definire la sua idea di architettura e di design.

Percorre la strada al contrario. Ha una mente concreta che padroneggia la tecnica costruttiva e ingegneristica come nessuno. Tant’è che gli stessi Le Corbusier, Pierre Jennaret e Charlotte Perriand ricorreranno alle sue competenze per realizzare i propri progetti. E si guadagnò l’ammirazione di Fernand Léger e di Alexander Calder.

Jean Prouvé nasce l’8 Aprile del 1901 a Parigi in una famiglia di artisti. Il padre Viktor Prouvé è un affermato pittore facente parte di quel circolo di creativi noto come Scuola di Nancy, del quale era parte anche l’indimenticabile artista del vetro Èmile Gallé. La madre Marie Duhamel era, invece, una pianista.

Un contesto perfetto dove coltivare lo studio delle belle arti, alle quali si appassiona sin da piccolo. “L’Arte – diceva – è stata nutrimento fondamentale per la mia mente”. Giovanissimo decide di frequentare l’officina di Èmile Robert, considerato il mastro ferraio francese più famoso del XX°secolo (sua la porta in ferro dell’Esposizione Universale di Parigi del 1900).

Apprende i segreti della lavorazione dei metalli e studia le opere, come quelle di Eiffel, e di tutta la scuola d’ingegneria che ne derivò. Si fa strada nel suo approccio al progetto l’ideale di un’arte accessibile a tutti, creando legami tra arte e industria e tra arte e coscienza sociale. Questi aspetti si concretizzeranno più avanti nella sua carriera di architetto, producendo opere uniche per soluzioni e impegno verso i meno fortunati e gli emarginati.

La Maison Tropicale, progettata nel 1949 in mostra nei giardini della Tate Gallery di Londra nel 2008.
la maison tropicale londra

All’età di 23 anni apre un proprio laboratorio a Nancy, sua città d’elezione. È il primo di una serie che si susseguirà negli anni. Realizza lampade, corrimani, cancellate e comincia ad occuparsi di mobili e di arredi. Dimostrando la sua incredibile versatilità. Esiste, però, un fil rouge che lega tutti i progetti. Dal micro al macro. Una coerenza cristallina dove emergono logica, equilibrio e purezza.

Esterno della casa di Jean Prouvé a Nancy (Foto Dejan Jovanovic / © Vitra).
esterno casa jean prouve nancy

All’architettura ci arriva da autodidatta, percorrendo una strada originale che è quella legata al concetto di ‘tecnica’ nella sua accezione più ampia. Significa padronanza nell’uso innovativo dei materiali, nella capacità di trasferire tecniche derivanti dalla produzione industriale, nella visione imprenditoriale che unisce artigianato e industria, design e architettura.

Interno della casa di Jean Prouvé a Nancy,1954 (Foto Dejan Jovanovic / © Vitra).
interni casa jean prouve nancy

La straordinarietà di Jean Prouvé risiede proprio nella sua capacità di mettere a frutto le sue conoscenze di tecnica delle costruzioni, arrivando a realizzare edifici leggeri e smontabili, dalle case d’emergenza ai grandi padiglioni espositivi, fino ai sistemi di facciate multifunzionali e ai mobili da comporre e scomporre, di conclamata solidità. Un antesignano del concetto di portabilità in architettura e nel design.

Poltrona Cité, disegnata nel 1930 per le sale dell’Università di Nancy. Rieditata da Vitra.
poltrona cite jean prouve

Sedie, tavoli, poltrone, letti, lampade sono sobri, funzionali e industriali. Sono un manifesto di questo pensiero ‘tecnico’ che si traduce in poesia.

Tavolo EM, disegnato nel 1950, abbinato alla sedia sedia Standard disegnata per la prima volta nel 1934. Entrambi i prodotti sono rieditati da Vitra.
tavolo em jean prouve rieditato

E vale per l’architettura. Tante le realizzazioni che segnano tappe chiave dell’architettura contemporanea. Nel 1947 costruirà la fabbrica Maxéville dove produrrà mobili e studierà l’impiego dell’alluminio in architettura. Ne deriveranno capannoni ed edifici da installare in Africa, la famosa Maison Tropicale (esempio di abitazione a costruzione rapida per le popolazioni locali) così come la Maison des Jours Meilleurs, voluta dall’ecclesiastico Abbé Pierre per dare rifugio ai senzatetto nel gelido inverno francese del 1954. Quest’ultima si montava in 7 ore impiegando solo due operai.

Maison des Jours Meilleurs, 1954 (foto d’archivio).
la casa dei giorni migliori jean prouve

Sempre originali le case, tra cui quella che fu la sua residenza a Nancy. Una prova vivente di come sapesse maneggiare tecnica costruttiva e ricerca di nuove soluzioni per la prefabbricazione leggera. Va pure ricordato che Jean Prouvé fu colui che, presidente della giuria per la progettazione del Centre Pompidou di Parigi nel 1971, spinse affinché il premio venisse conferito al progetto di Renzo Piano e Richard Rogers. A riprova della sua capacità visionaria mai stanca, al servizio di una architettura in costante divenire.

Sgabello Tabouret Metallique disegnato nel 1934. Riedizione di Vitra.
sgabello tabouret jean prouve

Infine, una nota non meno importante. Non impose mai la propria “scrittura”. Non gli interessava. La sua priorità era cercare risposte logiche alle funzioni che il progetto del momento richiedeva e ai mezzi con cui realizzarle. Ed è proprio questo “disinteresse” questa assenza di autoreferenzialità a farne il grande innovatore che fu. Morirà a Nancy, nel 1984.

In copertina, Jean Prouvé. Foto dalla Mostra “La poetica dell’oggetto tecnico”, Mantova 2007.

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