jonathan ive ritratto

Icone di Design – Jonathan Ive

di Evi Mibelli.

La tecnologia è sufficientemente avanzata se è indistinguibile dalla magia” – Arthur C. Clarke.

Nato il 27 febbraio del 1967, a Chingford nell’Essex, Jonathan Ive è colui che ha letteralmente cambiato la quotidianità di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo.  Eppure, se si chiede in giro chi sia Ive, “il visionario della Silicon Valley”, pochi saprebbero rispondere, senza sapere, oltretutto, che quotidianamente usano già almeno uno dei device elettronici nati dal suo genio.

L’iMac che rivoluzionò il mondo dei personal computer, presentato da Jonathan Ive e Jon Rubinstein, nel 1998
imac presentato 1998

Com’è iniziata la sua storia? È un ragazzino piuttosto schivo, timido, affetto da una leggera forma di dislessia, quando frequenta la Chingford Foundation School nella cittadina dove cresce con la sua famiglia. Una delle passioni infantili di Jonathan era quella di smontare tutti ciò che gli capitasse a tiro:Ricordo di essere sempre stato attratto dagli oggetti e da come venivano realizzati. Li smontavo per poi rimontarli. A volte riuscendoci, altre no. Ho sempre pensato che il rapporto con gli oggetti fisici possa iniziare solo distruggendoli”.

Questo passaggio è fondamentale, perché molta della sua rivoluzionaria creatività deriva da questa maniacale voglia di entrare nelle cose. Finito il college s’iscrive al Politecnico di Newcastle puntando al design di prodotto come specializzazione. Il suo stile attinge alla tradizione Bauhaus. Un design minimale, razionale, funzionale, poetico.

Il primo iPhone uscito nel 2007 e il suo ‘antenato’ il Newton Message pad del 1993, entrambe disegnati da Jonathan Ive
primo iphone 2007 e message pad apple

Laureato, entra nello studio di design londinese Roberts Weaver Group, una delle realtà più prestigiose alla fine degli anni ’80. Non si trova bene: le sue idee sono ritenute troppo avanguardiste e poco in linea con il marketing dei clienti. Se ne va quasi subito entrando alla Tangerine Design, fondata dall’amico Clive Grinyer. Qui trova un ambiente più ricettivo e incline a lasciargli spazio. Il problema però sono, ancora una volta, i clienti: non capiscono le sue proposte, le boicottano, le stravolgono.

Solo Bob Brunner intuisce il formidabile talento di quel giovane venticinquenne e lo vuole a tutti i costi. Nell’autunno del 1991 Brunner approdò alla Tangerine, alla ricerca di uno studio di design esterno che potesse collaborare a un progetto segreto per la Apple.

In quegli anni la Apple era sotto la guida di John Shulley da quando Steve Jobs, sei anni prima, era stato costretto a lasciarla. Era in atto la rivoluzione dei desktop publishing e i Mac stavano entrando prepotentemente nelle aziende di tutto il mondo. Il grande successo consentì all’azienda di investire in Ricerca & Sviluppo.

L’iBook che cambiò volto ai laptop. Evoluzione dal 1998 al 2008
evoluzione portatile apple

Cosa colpì così profondamente Bob Brunner da corteggiare Jonathan Ive fino a ottenerne il trasferimento in California? Il fatto che i progetti di Ive non fossero basati su nulla che Apple e qualsiasi altra azienda di computer avesse fatto prima. A settembre del 1992 Jonathan Ive accetta di trasferirsi a San Francisco, a due ore di auto dalla Silicon Valley.

Il primo progetto che affrontò fu il ridisegno del Newton message pad. Uscito un anno prima del suo arrivo si rivelò un fallimento. Il suo intervento – che comunque non riuscì a cambiare le sorti del prodotto sui mercati – è da considerarsi una pietra miliare sul piano del design tanto da ricevere premi e una esposizione permanente al S.Francisco Museum of Modern Art.

Nel 1995 avviene però un cambio sostanziale. Microsoft entra a gamba tesa sui mercati proponendo PC economici, con un sistema operativo agile e innovativo. Apple compie l’errore di voler rincorrere il mercato, penalizzando l’innovazione, frustrando, di conseguenza, il talento di Jonathan Ive, che ricorda: “Tutto ciò che ci chiedevano come team di designer era un modello ben ingegnerizzato ma dal look meno sofisticato, più banale ed economico. Meditavo seriamente di andarmene”.

L’iPod di prima generazione lanciato nel 2001
ipod prima generazione apple

Fortunatamente, nel 1997, rientra Steve Jobs, il cui compito è salvare Apple dal fallimento. La sua attenzione, oltre a riorganizzare l’intera struttura aziendale, cadde su quel giovane designer e il suo team. Mancava una leadership e Jobs ricompattò il gruppo con a capo Ive concentrandolo sullo sviluppo di un nuovo progetto, chiamato Mac NC. Il nuovo team ebbe solo 9 mesi per mettere a segno quello che poi divenne il più grande successo nella storia di Apple sino a quel momento: l’iMac.

L’iPod nano. Sequenza generazionale
evoluzione ipod nano

Jobs fece in modo che anche la parte ingegneristica fosse subordinata e integrata al processo creativo e, quindi, sotto la supervisione e direzione di Jonathan. Da quel momento Ive divenne secondo solo a Jobs. Il suo ufficio – total white come i prodotti Apple – divenne un fortino dove avevano accesso solo i suoi più stretti collaboratori. In quello spazio si ‘creavano’ i prodotti più visionari mai apparsi sul mercato: iMac, iPod, iPad, iPhone, AppleWatch (per citarne alcuni).

Steve Jobs e il primo iPad, 2010
primo ipad steve jobs

Tim Cook presenta, nel 2014, l’AppleWatch
primo apple watch tim cook

Mi considero più un creatore che un designer. Gli oggetti e la loro realizzazione sono inseparabili. Capisci un prodotto se capisci com’è fatto. Io voglio sapere a cosa servono le cose, come funzionano, di cosa sono e dovrebbero essere fatte. Tutto questo prima ancora di iniziare a pensare a come dovrebbero essere”.

Steve Jobs e Jonathan Ive hanno costruito una delle partnership più creative che il capitalismo moderno abbia mai visto. La loro passione quasi maniacale per la bellezza e la perfezione non riguardava solo l’involucro dei prodotti, riguardava tutto. Anche la parte ingegneristica.

Apple Watch e la gamma di combinazioni di cinturini
apple watch cinturini

Dietro ogni sua inventiva si nasconde una singolare atletica di pensiero, che ha portato alla creazione di progetti diventati vere icone. Un esempio? Il suo MacBookPro in alluminio leggero. Per ottenere quella linea così essenziale, minimalista, quello spessore quasi inesistente, Ive ha fatto 14 ore di volo per atterrare a Niigata, in Giappone, solo per vedere da vicino l’arte sacra della forgiatura di una katana.

Una delle poche arti tradizionali che ancora non trovano tecnologia capace di imitarne i risultati. Il lungo e laborioso processo che porta il metallo al suo limite assoluto, è la ragione che ha spinto Ive verso la realizzazione di dispositivi sottilissimi mai visti prima.

MacBookPro, versione del 2010
macbook pro 2010

Ritornando all’iMac, invece, nessuno potrebbe mai immaginare che, per trarre ispirazione nell’uso del colore, abbia passato innumerevoli ore in una fabbrica di dolciumi. Voleva proporre una macchina che non solo servisse per lavorare, ma anche per divertirsi. Quasi commestibile. Un ultimo appunto: le viti. Steve Jobs le detestava. Pure Jonathan Ive, che allora si mise a lavorare sull’uso dei magneti e su tecniche di incoraggio d’avanguardia, capaci di restituire una purezza di linee diamantine. Impossibile capire dove finisca l’ingegneria e inizi il design.

Nel 2019 Jonathan Ive lascia Apple e fonda il suo nuovo studio LoveFrom, dedicato a Steve Jobs, che si occupa di design d’eccellenza e che annovera tra i propri clienti la stessa Apple, Airbnb e Ferrari. Dopo la morte di Jobs il clima interno in Apple era cambiato. La formidabile simbiosi che ha visto Jobs e Ive proiettare il marchio nel futuro, in una comune visione, viene meno. Almeno per quanto riguarda Jonathan. Ciò che è stato bello ha sempre una fine. Nel caso di Apple ancora di più. Infatti, l’unica possibilità di sopravvivere alla morte di Jobs è stata ascoltare la sua volontà: “la vita è cambiamento che va abbracciato, a qualsiasi costo, sino a quando non scompariamo anche noi negli ingranaggi della grande trasformazione cosmica”.

iMac Unibody, del 2009
imac unibody

I prodotti disegnati da Ive accompagnano quasi tutti in ogni momento della giornata: mentre si fa colazione, in viaggio, mentre si legge. Un mondo ‘tecnologico’ che è la realizzazione di un sogno: essere disponibile a tutti, senza barriere, democratico. Insomma, oggetti così intimi e personali da non poterne più fare a meno. E pare impossibile che non esistessero fino a pochi anni fa, prima dell’arrivo di questo geniale “alieno” nella Silicon Valley.

In copertina, Jonathan Ive (al centro).

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