Vivere la casa con stile

Livia Stacchini – il senso pratico della creatività

di Federica Capoduri.

Anima italiana, esperienza internazionale. Tanta curiosità, trasformata in estro progettuale, e una visione del futuro che tiene conto del cambiamento dei tempi e della conseguente rivoluzione nella quotidianità di tutti.

Giovane progettista formatasi a cavallo tra Italia e Olanda, Livia Stacchini è riuscita a ritagliarsi il proprio spazio nel panorama dell’interior design grazie alla madia “Minuti”, realizzata per il brand Orografie. Il progetto, che è stato esposto alla Milano Design Week 2021, le ha permesso di essere affiancata a grandi nomi del design: Elena Salmistraro, Lanzavecchia + Wai, Martinelli Venezia, Francesco Faccin, solo per citarne alcuni.

Nei quattro anni in cui vive a Rotterdam, dove ha frequentato il Master in Ricerca e Interior design (MIARD), lavora nella comunicazione e nel design di diversi studi, tra cui una start-up che produce lampade stampate in 3D in plastica biodegradabile derivante da risorse naturali.

Livia quali motivazioni ti hanno spinto, dopo lo IED nella nostra Capitale, a trasferirti in Olanda?

Ho sempre sentito la necessità di andare a esplorare il mondo al di fuori della bolla romana. Una volta terminata la triennale allo IED, ho fatto subito domanda a delle Università straniere e sono stata presa al Piet Zwart Institute di Rotterdam: un’esperienza davvero bellissima, quattro anni molto emozionanti e intensi.

Piet Zwart Institute, Istituto post-laurea per studio e ricerca in arte, media e design con sede a Rotterdam, Paesi Bassi – www.pzwart.nl
zwart institute rotterdam

piet zwart institute

Qual è il clima che si respira a Rotterdam?

È una città internazionale e giovane, dinamica e viva, una città in continua trasformazione, mai ferma, sempre proiettata al futuro, mai banale. A Rotterdam “Tutto è possibile” e l’innovazione e la sperimentazione sono alla base di ogni cosa: dai progetti urbanistici agli eventi, alle feste, dalle mostre nei grandi musei alle gallerie private più nascoste.

Questo forte spirito da “città del mondo” e città del futuro è racchiuso fisicamente in un’area relativamente piccola, in cui tutto è raggiungibile in 15 minuti di bici. Per una studentessa è un piccolo fantastico mondo in cui, davvero, tutto è possibile.

Minuti, madia in legno disegnata per Orografie. Realizzata nel territorio catanese da un’azienda artigiana, è completamente verniciata in rosso carminio. Foto: Max Rommel
madia minuti orografie

Al rientro in Italia sei stata selezionata da Orografie per la madia Minuti. Progetto che è stato presentato al recente Fuorisalone, nella cornice di Palazzo Litta; raccontaci questo bel traguardo.

Esporre al Fuorisalone 2021 è stato molto emozionante e di grande soddisfazione (era la prima volta per me), ed è stato un grande successo! Palazzo Litta era uno dei luoghi che avrei comunque visitato, bisognava per forza passare a scoprire la segreta collezione del nuovo brand siciliano Orografie, lanciato proprio con il Salone. Tra le emozioni più forti c’è stato sicuramente il fatto di essere affiancata a nomi famosi e dalla lunga esperienza.

La madia Minuti
madia design minuti

Ami descrivere Minuti come una piccola stanza delle meraviglie, perché?

Minuti nasce dall’esperienza personale di un trasloco e da cosa significa svuotare una stanza che ha raccolto un vissuto di più di quattro anni in una settimana. A causa della pandemia ho riconsiderato la mia vita professionale e sentimentale e ho deciso di tornare in Italia. Sono tornata in Olanda appena possibile per organizzare il trasloco e una settimana dopo ero a Napoli al workshop Orografie a progettare Minuti.

Quest’esperienza mi ha quindi condizionato molto e ho deciso di partire da lì, dal trasloco. Minuti è quindi una wunderkammer, un contenitore di ricordi, di pensieri e legami effettivi che si vogliono conservare e non dimenticare.

Quali particolarità?

Una caratteristica interessante di Minuti è che i suoi cassetti si aprono da entrambi i lati; è quindi un mobile pensato per essere posto al centro della stanza e utilizzato da più parti. Così, cambia completamente il ruolo dei ricordi, che si spostano dall’essere nascosti negli angoli delle nostre stanze, a essere posti al centro, a separare gli ambienti, in uno spazio domestico in cui le aree funzionali sono sempre più fluide.

Lampade King e Queen, in collaborazione con Hola Studio, Rotterdam. Foto: Anna Giulia Gregori
lampada plastica riciclata

Interessante anche la tua collaborazione olandese volta a creare lampade green; parlacene.

Hola nasce dalla collaborazione di tre amici che cercano di mettere insieme le proprie competenze per creare qualcosa di diverso. Insieme a Razvan (Raz, il fondatore) e Thomas abbiamo lanciato questa start-up di lampade autoprodotte e realizzate in PLA, plastica biodegradabile. Tutte sono interamente disegnate e stampate in 3D da noi, così come il packaging, la comunicazione, l’e-commerce.

Dettaglio della lampada Queen, in collaborazione con Hola Studio, Rotterdam. Foto: Razvan Isac
dettaglio lampada queen

E tutto volto alla sostenibilità.

Come le mie lampade King e Queen – ispirate dalle pedine degli scacchi – sono tutti prodotti molto facili da smontare. Nel loro caso specifico, tolte la lampadina Led e le tre viti che chiudono la parte elettrica, tutto è biodegradabile. Personalmente ritengo che “sostenibile” sia anche un approccio al design che non abbia bisogno che le materie prime, la produzione dell’oggetto stesso etc., debbano viaggiare per grandi distanze.

Tre modelli di lampade in plastica biodegradabile (PLA) stampata in 3D con lampadina Led, per Hola Studio, Rotterdam. Da sinistra: Rhea, design Thomas Galvan, Queen, Ombra, design Razvan Isac. Foto: Anna Giulia Gregori
lampade plastica 3d

In quest’etica di risparmio, anche lo smartworking può tornare quindi molto utile sotto diversi aspetti.

Il lockdown è stato di lezione per tutti. Architetti/designers (e non) hanno capito che il modo di vivere lo spazio domestico è completamente cambiato. Lo smartworking, ad esempio, ha messo in crisi molti che, costretti in case piccole e alla ricerca di un po’ di privacy, hanno cercato rifugio negli angoli meno utilizzati della casa e li hanno trasformati in piccoli studi, aree separate più neutre e professionali, ma allo stesso modo connesse a spazi privati e intimi con altre funzioni; caratterizzate da estrema flessibilità.

Lampada Queen nella versione Black. Foto: Razvan Isac
lampada queen black

E al di fuori del domestico?

Alcune nuove necessità sono visibili anche per quanto riguarda lo spazio urbano. Oggi lavorare in smartworking non necessariamente significa restare a casa abbruttiti tutto il giorno, si può lavorare anche altrove.

Ad esempio, la mia esperienza a Rotterdam è stata piena d’intere giornate passate al bar/bistrot a lavorare al tavolo con amici, colleghi o clienti che vanno e vengono. Invece a Roma sono ambienti quasi impossibili da trovare. Credo e spero che questo cambierà, che i progettisti italiani dedicheranno sempre maggior attenzione a questo genere di spazi per il co-working.

liviastackattack.com hola.studio

Black Queen e Livia. Foto: Razvan Isac
livia stacchini e lampada 3d

In copertina, al centro, la lampada Queen stampata in 3D in plastica biodegradabile, realizzata in collaborazione con Hola Studio, Rotterdam. Foto: Anna Giulia Gregori

https://www.lacasainordine.it/wp-content