Vivere la casa con stile

Icone di design – Ico Parisi

di Evi Mibelli.

Esistono figure di portata fondamentale per la storia e l’evoluzione dell’architettura e del design che, tuttavia, restano confinate nell’ambito dei cultori della materia, dei collezionisti e degli addetti ai lavori. Un inspiegabile vuoto narrativo.

È il caso del grande Ico Parisi del quale, oggi, ricorre il compleanno. Nasce, infatti, il 23 settembre del 1916 a Palermo, da genitori siciliani trapiantati in Piemonte, poi trasferitisi a Como. Ico cresce e studia sulle rive di quel lago dove confluiranno le menti più brillanti, e avanguardiste, della cultura artistica e architettonica italiana tra le due guerre. E con le quali entrerà in contatto sposandone spirito e idee ma conservando intatta una interpretazione progettuale unica e originale.

A sinistra, Ico Parisi nella sua casa di Cernobbio. A destra dettaglio dell’angolo studio. Archivio Storico Ico Parisi.
ritratto ico parisi

Nel 1936 si diploma perito edile e appena diciottenne entra nello studio di colui che è considerato il padre dell’architettura Moderna, in Italia: Giuseppe Terragni. Ha l’occasione di sviluppare le sue attitudini creative e tecniche appassionandosi alle arti, nel senso più inclusivo del termine. È uno straordinario fotografo e, non a caso, Terragni gli affiderà il compito di documentare fotograficamente La Casa del Popolo, a Como, che verrà pubblicata sulla rivista Quadrante, n° 35, nel 1937.

Quella casa che diverrà il manifesto del razionalismo italiano e che segnò un capitolo fondamentale dell’architettura del nostro Paese. La sua sensibilità e il suo occhio ebbero a dire, a distanza di decenni, di quell’opera formidabile: “La guardi bene, le pare un’architettura fredda? È pura emozione e poesia”.

La Casa del Popolo o Casa del Fascio, 1932-36, di Giuseppe Terragni
casa del popolo terragni

Ma non solo la fotografia è una passione (che coltiverà per tutta la vita). È pittore, progettista, designer, grafico, performer, regista. Si considerava, a ragione, un artista rinascimentale e detestava ritrovarsi costretto in una definizione precisa e limitante. Era interessato ad ogni forma d’espressione artistica, dotato di un eclettismo che lo impone tra i più grandi esponenti del design del mobile degli anni ’40 e ’50 del secolo scorso. La sua formazione tecnica si coniuga con una creatività che lo accosta a Gio Ponti (di cui è amico) e al grande genio di Carlo Mollino. Inutile ricordare come i suoi pezzi originali, oggi, vengano battuti alle aste di modernariato a cifre record.

Gli anni della sua formazione lo videro accompagnato a figure come Pier Maria Bardi, Massimo Bontempelli, Cesare Cattaneo, Pietro Lingeri, Marcello Nizzoli, Edoardo Persico, Mario Radice, Manlio Rho, Alberto Sartoris (che lo spingerà a conseguire la laurea in Architettura nel 1952), Renato Uslenghi.

Poltrona 875, disegnata per Cassina nel 1960. Rieditata da Cassina nel 2020
poltrona 875 ico parisi

Nel 1937 fonda con gli amici architetti Fulvio Cappelletti, Silvio Longhi e Giovanni Galfetti lo Studio Tecnico Artistico Alta Quota – Gruppo di progettazione eterogenea. La guerra interrompe la carriera di Ico e dei suoi soci. Impegnato sul fronte russo, rientra in Italia nel 1943, profondamente segnato e con un archivio di foto e disegni documentali su quell’esperienza di morte e distruzione. Perse l’amico e collega Giovanni Galfetti.

La fine della guerra segna un linea di confine tra il ‘prima e il dopo’. Viene affiancato da Luisa Aiani, la giovane vedova di Galfetti, nonché allieva di Gio Ponti, con la quale avvia la sua nuova avventura professionale e, contemporaneamente, sentimentale. Diverrà compagna e moglie di una vita. Nel 1948 apre, a Como, il primo studio di arredamento: La Ruota, in via Diaz 24. Non sarà solo luogo di progettazione, ma circolo culturale e artistico che vedrà il passaggio di amici come Lucio Fontana, Fausto Melotti, Mario Radice, Osvaldo Licini. Chiuderà nel 1995, un anno prima della scomparsa di Parisi.

A sinistra, interno della sala da pranzo della Villa Franco Carcano a Maslianico (Co), 1950. A destra, consolle nella zona giorno. Archivio storico Ico Parisi
interni villa carcano

Ma veniamo alla “poetica parisiana”. Prevale la leggerezza strutturale dei suoi oggetti. Il tratto è dinamico, quasi organico. Della geometrica purezza ‘razionalista’ ne ha la matrice ma viene stravolta da dettagli, dove l’angolo retto è sostituito da angoli acuti convergenti. C’è un paradosso statico: piani importanti e architettonici sono sostenuti da strutture filiformi. Una sorta di sfida ai principi della legge di gravità.

Tavolo Olimpino, disegnato per una Villa privata a Como, nel 1955. Rieditato da Cassina nel 2020
tavolo olimpino ico parisi

La sua visione totale dell’architettura, dell’arte e del design – pensando  ai principi esposti da E.N. Rogers nello scritto fondamentale “Dal cucchiaio alla città” – si ripercuote anche nelle sue architetture e soprattutto negli interni. Il concetto di fondere forme d’arte diverse in una unica esperienza abitativa è evidente in ogni progetto: mobili scultorei, rari legni laccati  intarsiati e modellati in forme curve e inclinate, superfici a sbalzo, forme diagonali, ceramiche (come quelle dell’amico Francesco Somaini), quadri (niente meno che di Mario Radice) sculture. Nulla è scontato, tutto è armonia.

A sinistra Ico Parisi con Giovanni Galfetti. Alle spalle La Casa del Popolo, di Giuseppe Terragni 1936. Foto Archivio Storico Ico Parisi. A destra, interno della sala da pranzo di Casa Ico e Luisa Parisi, a Cernobbio, 1948
ico parisi e sala pranzo sua casa

Un esempio pubblico è il Padiglione di Soggiorno del 1954, realizzato in occasione della X Triennale, oggi Biblioteca di Parco Sempione. Di questo progetto realizzò anche gli arredi e sono ancora ammirabili i contributi artistici di Francesco Somaini, Bruno Munari, Mauro Reggiani, Umberto Milani. Nel mentre nascono le collaborazioni con Cassina, Fratelli Rizzi, Bonacina, Cappellini, MIM, Singer&Sons (americana), Altamira. E nascono pezzi d’arredo che occupano, a buon diritto, la pagine della storia del design internazionale.

A sinistra, tavolo in legno con piano in vetro laccato, per Fratelli Rizzi, 1955. A destra, sedia pranzo per Ariberto Colombo, 1950
tavolo ellittico e sedia ico parisi

Intanto Ico Parisi non si ferma, mosso dalla sua incredibile vitalità creativa e da un’inquietudine indomabile e mai sazia. La seconda fase della sua carriera può collocarsi a cavallo del 1968. Prima di quella data è un raffinato architetto e designer ma dopo lo shock del ’68 entra in una crisi personale che lo conduce a rivedere le basi del suo ‘fare’ come architetto e artista. Passerà al linguaggio concettuale, all’utopia e a un esistenzialismo che lo colloca a fianco di artisti come Mario Mertz, stravolgendo i principi del progetto classico e canonico. Morirà il 19 dicembre del 1996 a Como.

In copertina, libreria giorno in teak disegnata per Fratelli Rizzi (1958) e il divano modello 865 disegnato per Cassina nel 1955