Vivere la casa con stile

Eileen Gray – la gran dama del Movimento Moderno

di Evi Mibelli.

È il 2009. Siamo a Parigi, sotto l’immensa cupola del Grand Palais, dove la casa d’aste Christie’s sta battendo un pezzo della sontuosa collezione d’arte appartenuta a Yves Saint Laurent. Una cifra da capogiro: poco meno di 22 milioni di euro. Per cosa, esattamente? Una poltrona Decò di pelle nera, con braccioli a spirale in legno laccato e “occhi” in avorio. Si tratta della Fateuil aux dragons, disegnata nel 1917, da Eileen Gray.

A sinistra, la Dragon Chair battuta all’asta da Christie’s a 22 milioni di euro; a destra, la poltrona Bibendum (1926), attualmente prodotta da ClassiCon
dragon chair e bibendum eileen gray

La rarità del pezzo non sorprende. La verità è che questa donna geniale, considerata tra le figure principali del design del XX secolo, ha vissuto la maggior parte della propria esistenza ai margini del Movimento Moderno. Per scelta, orgoglio e una indomabile integrità artistica. Producendo pochissimo. Ma quel poco, resta indelebilmente impresso nella storia dell’Architettura e dell’arredamento del secolo scorso.

La facciata fronte mare della villa E1027, recentemente restaurata (ph. Manuel Bougot)
villa E1027 eileen gray

Oggi sarebbe stato il suo compleanno. Nasce in una famiglia aristocratica irlandese, il 9 agosto del 1878. Gode di un contesto formativo inusuale per l’epoca. Nulla di formale e rigido come imponevano, specie per le donne, le regole vittoriane.

Il padre intuisce il talento artistico di Eileen e ne asseconda l’inclinazione. Giovanissima si dedica alla pittura ed entra alla Slade School of Fine Arts di Londra per poi visitare i luoghi dell’arte come l’Italia e la Parigi dell’Esposizione Universale, nel 1900. Qui resta colpita dall’Art Noveau e dal fermento creativo che si respira tra le vie e i quartieri frequentati dagli artisti del calibro di Picasso, Braque, Fernand Leger, Henry Matisse, Amedeo Modigliani.

Decide di stabilircisi, di frequentare l’Académie Julian e l’Académie Colarossi. Affina le sue capacità, tuttavia abbandona la sua prima passione, la pittura, per dedicarsi a una tecnica particolare di laccatura dei mobili, frequentando il maestro giapponese Seizo Sugawara.

Questa esperienza segna l’inizio della sua “migrazione” verso l’interior design, dove mette in evidenza un gusto e uno stile assolutamente unico e originale, per poi approdare, come vedremo, all’architettura. Nel 1919 ottiene il suo primo incarico di rilievo: l’arredamento per la la residenza di Madame Mathieu Levy in Rue de Lota.

Di quel particolarissimo progetto cura ogni dettaglio: dal rivestimento delle pareti, al disegno delle lampade, dei mobili, dei tappeti. Emerge un rigore cristallino, quasi scultoreo, che gioca su sapienti equilibri di pieni e di vuoti. Basta osservare la celebre poltrona Bibendum e il sofà Pirogue per capire cosa, di lì a poco, sarebbe stata capace di regalare alla cultura del ‘900.

Interno del soggiorno. Foto d’epoca, Archivio Friends of E1027
soggiorno villa

È intorno all’intricata e controversa vicenda della villa vista mare E1027, che progettò e costruì tra il 1926 e il 1929 a Rocquebrune-Cap Martin in Costa Azzurra, che si coglie la dichiarazione assoluta e definitiva del suo genio architettonico.

Questa costruzione – recuperata e restaurata tra il 2012 e il 2014 dopo anni di abbandono e degrado – vede Eileen Gray trascinata in un fuoco visionario, la cui scintilla è la passione amorosa e carnale per Jean Badovici, l’architetto, l’amico, il critico e l’editore di un altro gigante del Modernismo: Le Corbusier. È una triangolazione che genererà un cortocircuito fatto di colpi di scena e rivendicazioni.

Planimetria del piano nobile della Villa E1027
planimetria villa e1027

È un’architettura d’amore e la passione sovvertirà quel principio ripetuto come un dogma da Le Corbusier: “ Una casa è una macchina da abitare”. Eileen Gray ne da una definizione che non ammette compromessi: “Una casa non è una macchina da abitare. È il guscio di un uomo, la sua estensione, la sua liberazione, la sua emanazione spirituale”.

Il soggiorno con il dipinto di Le Corbusier. A sinistra la poltrona Bibendum, a destra la Transat chair, a terra il tappeto Centimetre e in primo piano il Rivoli Table. Prodotti da Classicon e Aram Design.
dipinto le corbusier

La potenza di questa donna e delle sue idee, la sua impetuosa personalità non poteva che portare – in concomitanza con il restauro della villa – alla realizzazione del film The Price of Desire (pluripremiato, tra l’altro) a lei dedicato e alla liason con Jean Badovici, per il quale costruirà questo capolavoro.

La stanza da letto in una foto d’epoca. Archivio Friends of E1027
stanza letto villa eileen gray

Un progetto, è il caso di dirlo, che destò in Le Corbusier un’insana rivalità. Eileen diventa un bersaglio da colpire, da mettere in ombra. L’ego smisurato di Corbù ne è minacciato. Intanto lei realizzerà la villa, curando ogni minimo dettaglio – dai volumi abitativi e l’organizzazione distributiva sino all’arredo e agli accessori – e una volta conclusa abbandona l’amante e si ritira – progressivamente dalle scene – in un orgoglioso autoesilio.

Ne seguì lo scippo dell’opera, che per molto tempo fu attribuita a quell’amante che non la preservò dall’obliquo sguardo del grande maestro dell’architettura razionalista. Maestro che non esitò a profanare le pareti bianche e immacolate della villa con i suoi dipinti. Fatto che Eileen visse come un’offesa inaccettabile.

A sinistra, dettaglio camera/studio. A terra il tappeto Blu Marine (in produzione da ClassiCon). Il comodino con braccio estensibile è fatto su misura per la casa così come il mobile contenitore sopra il letto. Foto Paul Raftery; a destra, la Petite Coiffeuse e lo specchio Castellar, a destra la Non Comformist Armchair (1926). Prodotti oggi da ClassiCon.
arredi eileen gray

Progetterà ancora l’appartamento in Rue de Chateabriand (1931), la sua casa in Rue Bonaparte (a Parigi) e la casa per vacanze Tampe a Pailla, a Castellar (1934) vicino a Menton. Ma la villa E 1027 resterà inarrivabile.

La scelta del contesto naturale fu il primo passo. La vista sul mare ispirò la stesura del progetto. Il desiderio era quello di costruire una residenza che dialogasse con l’intorno, in un mutuo scambio tra interno ed esterno.

Studiò i venti e le angolature della luce del sole, per poterne sfruttare ogni possibile potenzialità architettonica. Ne scaturirono finestrature a nastro, persiane e zanzariere che articolano le facciate senza, tuttavia, creare rigidità compositiva. Tutto è mobile e scorrevole. Ogni stanza ha accesso a una terrazza, si apre ai colori, al mare e alla bellezza selvaggia della costa.

A sinistra, bagno degli ospiti. Foto Paul Raftery; a destra, la scala a chiocciola che conduce all tetto piano della villa
bagno ospiti e scala solarium chiocciola

È una casa essenziale, cristallina, ma dalla struttura progettuale complessa che sottolinea un controllo magistrale dei volumi, dei pieni e dei vuoti, senza dimenticarsi dell’organizzazione distributiva interna, volta alla massima semplificazione delle funzioni.

Il livello principale della casa è composto da un ampio soggiorno aperto, uno studio/camera da letto, una cucina e un bagno. Il livello inferiore è composto da un ampio salotto coperto, una camera per gli ospiti e un alloggio di servizio. Nulla è ovvio e preordinato.

In primo piano la Transat chair con vista sulla balconata fronte mare
transat chair eileen gray

Gli arredi interni – oggi prodotti da ClassiCon e Aram Design – completano e riaffermano un’estetica del vivere essenziale, dalla bellezza algida e comunque di grande comfort.

Il pieno riconoscimento internazionale di Eileen arriverà molto tardi, nel 1968, per merito del critico dell’Architettura Joseph Rykwert che ne analizzò l’opera e la trasse dall’oblio nel quale si era volontariamente rifugiata. Morirà a 98 anni, nel 1976, a Parigi.

Nell’immagine di copertina, Eileen Gray