Vivere la casa con stile

Opere di luce

di Evi Mibelli.

Intorno alla luce si costruisce la storia del mondo e dell’umanità. È un argomento simbolico potentissimo, su cui culture di ogni parte del globo hanno costruito la propria cosmogonia.

Il mondo del mito è profondamente radicato nella nostra memoria ancestrale, la attraversa in forme e strutture narrative sempre simili pur nelle distanze storiche e geografiche dei vari popoli (come dimostrarono gli studi di Josef Campbell nell’opera monumentale Le Figure del Mito).

Queste tracce albergano nel nostro inconscio profondo e riemergono in forma di emozioni ogni qualvolta un fatto, una circostanza o una immagine ci colpiscono al cuore. Non sappiamo dargli un nome e neppure capiamo da dove ci derivino, ma ne veniamo sopraffatti. La luce prima ancora che illuminare le nostre attività quotidiane, e scandire la circolarità del tempo della nostra vita, è qualcosa che ci lega alla parte più pura e sacra del nostro essere.

A sinistra, dettaglio della vetrata gotica della navata centrale della Cattedrale di Chartres, Francia (1194-1220). A destra, l’interno del Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna (425 d.C.)
vetrata cattedrale e mausoleo galla placidia
L’Arte è quindi strumento – quando magistralmente dominato – capace di rendere tangibile l’intangibilità. Restituendoci magia e mistero. Non ci si può sottrarre, per esempio, al fascino maestoso delle vetrate delle cattedrali gotiche dove la luce del sole – e il suo incedere – si rifrange in una danza di colori e trasparenze densa di mistico stupore. Così le tessere d’oro del mausoleo di Galla Placidia a Ravenna che ci ricordano, nel loro scintillio, la volta celeste e la nostra caduca esistenza.

In realtà della luce nell’arte ci sarebbe da scrivere interi trattati. Tuttavia, restringendo il campo, è possibile costruire paralleli capaci di condurci alla quotidianità e alla contemporaneità ritrovando tratti e segni a noi familiari all’interno, anche, dell’orizzonte domestico. Non a caso, a fianco alle opere che sono citate si affiancano prodotti acquistabili che ne richiamano la fascinazione.

Moholy Nagy Light Space modulator, Bauhaus, 1930. Foto di Frank M. Rafik
nagy light space modulator
Concentrandoci sulla storia recente, la manipolazione fisica della luce è stata resa possibile dall’evoluzione tecnologica e dalla nascita delle sorgenti luminose artificiali a cavallo del XX° secolo. Viene in mente il Modulatore Spazio Luce di Lazslo Moholy Nagy (1930), che nei laboratori della Bauhaus dette vita a una scultura cinetica dove la luce – prodotta da comuni lampadine – creava ombre in movimento proiettate sulle pareti.

A sinistra, Pablo Picasso, disegni di luce. Foto Archivio Life. A destra, Lucio Fontana, 1951 Ambiente spaziale alla IX Triennale di Milano. Foto Archivio Triennale
luce picasso e fontana
Così l’incontro tra fotografia e light art trova la sua prima rappresentazione in Picasso, quando intorno agli anni ‘50 conobbe il fotografo albanese Gjon Mili che lavorava per la rivista americana Life. Le immagini realizzate assieme a Pablo Picasso sfruttano in modo sapiente l’uso combinato di luce continua (per la traccia luminosa, ovvero la torcia tenuta in mano da Picasso e mossa nell’aria) e luce flash (per congelare la figura del Maestro e illuminare l’ambiente circostante).

Questo ‘esperimento’ è stato fonte d’ispirazione per tante opere d’arte luminose successive, tra cui quelle di Lucio Fontana di cui va ricordata, in particolare, quella del 1951 realizzata con un lungo tubo al neon, esposta in Triennale a Milano.

A sinistra, U-Light Lampada a sospensione fonoassorbente di Axolight. Designer Timo Ripatti Collezione U-Light. A destra, Wireline lampada a sospensione a LED in gomma e vetro di Flos. Design Formafantasma
u light e wireline lampade
Non è difficile comprendere quanto questa opera anticipatrice abbia influenzato il panorama artistico successivo e, in ultima analisi, anche la quotidianità. In chiave più prosaica e meno altisonante – magari si potesse avere in casa un Lucio Fontana – le recenti lampade lineari a LED regalano comunque la magia di un segno che si libra nell’aria e nel volume di una stanza.

A sinistra, lampada a sospensione a Led Ellisse Triple, design Federico Palazzari. Casa 1886 a Ostuni, progetto Arch. Aldo Fiore Rosanna Venezia. Foto Claudio Palma. A destra, sistema di illuminazione modulare a Led Coll. Coordinates, design di Michael Anastassiades per FLOS. Foto Tommaso Sartori
ellisse e coordinates
Ma prima della tecnologia LED è stata la luce al neon a trasformarsi in linguaggio espressivo con forti connotazioni pop. Siamo nei ruggenti anni ‘60 e ‘70, quelli della Beat generation, del ‘68 e di una visione del mondo nuova e carica di aspettative di emancipazione sociale. E qui le figure di riferimento artistico sono almeno tre (in realtà molte di più): Bruce Nauman, Dan Flavin, il sofisticato Mario Merz. Materiale industriale nato per comunicare, il neon nelle mani degli artisti diventa incandescente materia poetica.

Opera titolata “Human Nature / Life Death /Knows Doesnt Know 1983” di Bruce Nauman. Los Angeles County Museum of Art Modern and Contemporary Art Council Fund. Foto Museum Associates LACMA © Bruce Nauman 2018
opera luminosa bruce nauman
La lunga carriera artistica di Nauman (tra l’altro è in programma una mostra a lui dedicata “Bruce Nauman: Contrapposto Studies” alla Punta della Dogana a Venezia dal 23 Maggio 2021 sino al 9 Gennaio 2022) è un percorso indagatore delle connessioni esistenti tra il linguaggio contemporaneo, la corporeità e la performance dove la luce, i suoni, il movimento, i video definiscono ambienti ad altissimo contenuto sensoriale.

Untitled 1997 installazione permanente di Dan Flavin, in Santa Maria in Chiesa Rossa, Milano. Fondazione Prada. Foto Roberto Marossi
dan flavin installazione milano chiesa

La Linea, lampada lineare a Led da parete e soffitto in silicone, coll. La Linea, di Artemide. Designer BIG – Bjarke Ingels
linea lampada artemide
Non da meno gli ambienti ‘alterati’ dai tubi di luci a fluorescenza delle installazioni di Dan Flavin che attivano risposte percettive sorprendenti. Il cervello dell’osservatore, davanti a una luce di un determinato colore, chiudendo le palpebre, riproduce il colore complementare. Come a dire che la luce illumina la mente e anche le sue tenebre. Con Flavin le pareti diventano una tela, un gioco di rifrazioni, di contorni e ombre colorate. E nel percepire tutto ciò si diventa parte di quella tela, di quello spazio totalizzante e al contempo immateriale.

Per chi volesse sperimentare questa magia percettiva può visitare l’installazione permanente Untitled (1997) dell’artista, in Santa Maria in Chiesa Rossa, Via Neera 24 a Milano (dalle 16.00 alle 19.00).

Un segno nel Foro di Cesare, installazione di Mario Merz. Museo Macro Roma, 2016
mario merz macro roma
Più cerebrali le opere di Merz, in assoluto considerato uno dei più importanti artisti del ‘900 e fondatore di quella che venne definita Arte Povera. Nelle opere di Merz sono spesso presenti parole e numeri, composte a partire da tubi di neon. Se le parole prendono la forma di frasi o di domande con valenza di denuncia e rivendicazione sociale, i numeri invece fanno riferimento alla serie di Fibonacci, cui Merz si appassionò alla fine degli anni ’60 leggendo i testi del filosofo naturalista Leonardo Fibonacci (Pisa 1170-1242).

Una sequenza numerica che è alla base del calcolo delle probabilità, della sezione aurea, e dell’evoluzione delle strutture naturali rimandando a un’idea di continua trasformazione, di successione potenzialmente infinita. Ovvero, l’essenza fisiologica della vita cui è impossibile sottrarsi nel suo eterno mutare.

A sinistra, in perfetto stile pop generation la Canned Light, design Christoff Matthias e Hagen Sczech per Ingo Maurer, 2003. Foto Tom Vack. A destra, lampade da tavolo e da terra coll. Re & regina di Flos, design Bobo PIccoli. Riedizione del 1968 Foto Op-Fot

canned light e luci scacchi re e regina
Ma agli artisti impegnati nell’espressione della propria visione del mondo se ne affiancano altri che alla luce intesa come ‘oggetto quotidiano’ hanno prestato la propria creatività e poetica. Recente è la riedizione delle lampade di FontanaArte Re & Regina di Bobo Piccoli. Disegnate nel 1968 dall’artista milanese rappresentano la perfetta simbiosi tra arte e progetto industriale.

Mostra antologica Light Project, di Nanda Vigo, Palazzo Reale, Milano 2019
light project palazzo reale nanda vigo
Vale l’occasione di ricordare una grande Light Artist come Nanda Vigo, recentemente scomparsa, che ha percorso il mondo dell’arte già a partire dal 1959, condividendo la scena artistica milanese con Lucio Fontana e con gli artisti che avevano fondato la galleria Azimut, Piero Manzoni ed Enrico Castellani. Il tema essenziale della sua arte è stato il conflitto/armonia tra luce e spazio, indagato nella trasversalità delle discipline come l’architettura, il design e l’arte.

E ancora, Mimmo Paladino tra i maggiori esponenti della transavanguardia italiana che ha tessuto con la luce un rapporto intimo e profondo, legato alla sua arte scultorea e di incisore.

Lampada da parete Hsiang a LED a luce radente in alluminio. Design Mimmo Paladino Collezione Hsiang, di Artemide
lampada led parete mimmo paladino
Infinite sono le storie da raccontare sul rapporto tra luce e arte. Questo è solo un piccolo, infinitesimale contributo. Una perla di curiosità da assecondare. Perché nel momento in cui ci apprestiamo ad illuminare le nostre case, vale la pena provare a sognare.

A sinistra, design minimalista per la lampada Cassette di Luceplan, design Daniel Rybakken. A destra, lampada a sospensione a Led Sorry Giotto, design Enzo Catellani, di Catellani & Smith
lampada cassette e lampada sorry

Nell’immagine di copertina, installazione di Dan Flavin. Galleria Cayon, 22 febbraio – 27 Aprile 2018, Madrid (Spagna), 2018