Vivere la casa con stile

Icone di Design – Mario Bellini

di Evi Mibelli.

Otto Compassi d’Oro ADI aggiudicati, venticinque pezzi di design in mostra permanente al MoMa di New York, innumerevoli premi e menzioni speciali, mostre in Italia e all’estero a lui dedicate. Sessanta anni di carriera professionale spaziando dal design all’architettura, all’editoria. Sintetizzare nelle poche righe di un articolo una figura come Mario Bellini, decano del del design italiano, è davvero una sfida improba. Non fosse per la ricchezza e le sfumature del suo pensare il progetto, il quotidiano, i luoghi e gli oggetti che ne definiscono l’orizzonte.

Comunque il 1 febbraio è il giorno del suo 86esimo compleanno. Un numero importante che cozza, tuttavia, con una vitalità fisica e una mente agilissima da far invidia a ben più giovani rappresentanti della sua professione. Anzi, fa invidia a tutti.

A sinistra, Mario Bellini con la lampada Chiara disegnata per FLOS nel 1969 e rieditata nel 2020. Photo by Alessandro Furchino Capria. A destra, Mario Bellini con la lampada Chiara, 1969. © Giuseppe Pino
mario bellini lampada chiara
Ma partiamo dall’inizio. Nasce a Milano, in una famiglia benestante con un padre occupato nel settore della Radio e della Televisione e una madre attenta all’educazione ma anche a coltivare i talenti dei figli. “Il ramo creativo e artistico – racconta Mario Bellini – era appannaggio della famiglia di mio padre dove zio Dandolo, per esempio, si dilettava a disegnare cartoline destinate agli enti religiosi”.

Gli anni della guerra sono vissuti, tutto sommato in modo spensierato, lontano dalla Milano che viveva il dramma dei bombardamenti. “Un periodo della mia vita in cui ho goduto della libertà di giocare e di inventare con entusiasmo e curiosità”. Entusiasmo e curiosità, due aspetti che non mancheranno mai nel suo porsi di fronte alle sfide progettuali. Ne sono l’intimo fil rouge.

A 19 anni decide di iscriversi alla Facoltà di Architettura. Il motivo? “Era la scelta che meglio coniugava tecnica e creatività”. L’allora Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano contava sulla docenza di figure del calibro di Ernesto Nathan Rogers, Gio Ponti, Piero Portaluppi.

Una formazione di altissimo profilo per un giovane architetto che subito dopo la laurea entrerà nell’Ufficio Sviluppo Prodotti della Rinascente. Fu messo davanti al tavolo da disegno da Augusto Morello, di poco più giovane di lui, ma già responsabile dell’Ufficio. Aveva il compito di pensare e progettare tavoli, sedie, mobili e arredi.

Tavolo Cartesius, disegnato per Pedretti-Gavina-Knoll, 1960. Nel 1962 vince il VII Compasso d’Oro ADI. © Mario Bellini Archive
tavolo cartesius mario bellini
“Non avevo idea da dove partire. Ad Architettura mi avevano insegnato altro” racconta Bellini. Il design del tempo vedeva impegnati Albini, Gardella, Caccia Dominioni e aziende come Azucena, Poggi, Cassina. I riferimenti a cui guardare non mancavano. “Facevo i disegni poi venivo messo in contatto con gli artigiani che li avrebbero realizzati. Fu una palestra di inestimabile valore che, in poco più di un anno, mi permise di acquisire tutto il bagaglio tecnologico necessario per pensare e ‘fare’ le cose”.

Da questa prima esperienza nasce il versatile tavolo Cartesius, nel 1960, che aveva la funzione di accogliere più attività: dal mangiare, al gioco, allo studio. Semplice nelle linee, duttile nell’uso ed economico. Due anni dopo riceverà il suo primo Compasso d’Oro, a soli 27 anni.

Finita l’esperienza in Rinascente approda nel 1963, sempre grazie ad Augusto Morello, alla Olivetti guidata da Roberto, figlio del grande Adriano, che ne proseguì con successo il modello imprenditoriale. Occuperà la posizione di capo consulente del Centro Design divisione Olivetti Consumer.

Il primo personal computer della storia fu disegnato per Olivetti da Mario Bellini. E’ il P101, 1965. Compasso d’Oro nel 1970
computer mario bellini
In questi anni si cimenta con l’industrial design più spinto e d’avanguardia segnando lo spartiacque tra l’elettromeccanica e l’elettronica digitale. Tra i suoi progetti più famosi il primo personal computer al mondo Olivetti P101 del 1965 (premiato con il Compasso d’Oro nel 1970) e le calcolatrici Divisumma 18 e 28.

Pianeta Ufficio, sistema di arredo per uffici, disegnata per Marcatre nel 1974 © Mario Bellini Archive
pianeta ufficio mario bellini
Non da meno, sempre nell’ambito dell’Ufficio, il rivoluzionario sistema Pianeta Ufficio del 1974 progettato per Marcatre. Un salto quantico nella concezione dei luoghi di lavoro, dell’open space e dell’articolazione delle attività terziarie fino ad allora confinate intorno alla semplice scrivania – sedia – scaffale. Tre monadi scollegate e unite solo per contiguità funzionale.

Negli stessi anni, a cavallo tra il 1965 e la fine degli anni 70, si amplia il parterre delle collaborazioni di design annoverando tra gli altri Cassina, Flos, C&B Italia di Pierino Busnelli e Cesare Cassina nel 1966 (poi divenuta B&B Italia), Heller, Kartell, Meritalia, Renault, Rosenthal, Tecno, Venini, Vitra, Yamaha, ecc.

Kar-a-Sutra, progetto e prototipo presentato in occasione della mostra organizzata dal MoMa di New York, nel 1972, “Italy. The new domestic landscape” © Mario Bellini Archive
prototipo kar a sutra bellini
Entusiasmo e curiosità, il fil rouge che torna sempre. La sua capacità di pensare in chiave futura segna la nascita di prodotti icona, unici nel panorama del landscape domestico.
E a proposito di landscape, torna alla mente la sua partecipazione, su invito di Emilio Ambasz, alla mostra che consacrò l’Italia nell’Olimpo del design d’avanguardia a livello mondiale. Parliamo della mostra tenutasi al MoMa di New York nel 1972, “Italy. The new domestic landscape” Per quest’occasione Mario Bellini presenta la sua Kar-a-Sutra, uno spazio ‘mobile’, un’architettura in movimento, un luogo domestico dinamico. Non sortì un particolare interesse all’epoca, ma il suo valore è stato compreso anni dopo con la nascita delle monovolume. Kar-a Sutra ne fu, di fatto, l’anticipazione.

Questa sua capacità di ‘vedere’ oltre la contingenza temporale è, in sintesi, la natura della sua genialità unica e avvincente. Una genialità che poggia su alcuni assunti metodologici nel leggere un problema da risolvere, un tema da formalizzare in un oggetto. “Parto sempre dalla curiosità senza pregiudizio e preformalità. Conta lo stimolo che deriva dall’errore, perché un progetto si definirà grazie all’incontro con le difficoltà e il loro superamento”. Progettare per Mario Bellini è come intraprendere un viaggio con in mano una bussola e mille possibili direzioni da esplorare. “Ne scegli una, ti lasci guidare non sapendo bene dove approderai. Ho un’idea darwiniana del design. In costante evoluzione”.

Ambientazione in showroom B&B del divano Camaleonda, nella riedizione del 2020
divano camaleonda bellini

La linea di imbottiti Camaleonda disegnata per C&B Italia nel 1970
imbottiti camaleonda
E allora è il momento di parlare di Camaleonda, la linea di imbottiti disegnata per C&B Italia nel 1970 e rieditata nel 2020 da B&B Italia. Un capolavoro. “Ci sono prodotti che sono nati nel futuro – sottolinea Mario Bellini – Camaleonda era così avanti tanto da essere più contemporaneo adesso di allora”.

La chiave di lettura è quella di pensare a un prodotto capace di evolvere, cambiare, assemblarsi o separarsi a seconda del contesto e delle esigenze del momento. “Il progetto Camaleonda non aveva una ‘forma’ ma possedeva una potenzialità. La sua modularità 90×90, composto da 9 pezzi capitonne assemblati attraverso il solo aggancio di cinghie, consentiva di comporre in pianta qualsiasi tipo di forma e con gli elementi verticali – braccioli e schienali – qualsiasi configurazione”.

Le Bambole, disegnato per C&B Italia nel 1972. Compasso d’Oro nel 1979. In mostra permanente al Moma di New York e Compasso d’Oro nel 1979. Riedizione nel 2007
imbottiti le bambole

La campagna pubblicitaria de Le Bambole, firmata da Oliviero Toscani
campagna le bambole toscani
Altra icona entrata nell’immaginario collettivo sono gli imbottiti Le Bambole, prodotti nel 1972, sempre per C&B Italia (premio Compasso d’Oro nel 1979) e rieditati nel 2007. Anche in questo caso lo spazio/tempo evapora, si cancella.

Questo divano non è altro che un grande cuscino morbido in tutte le sue parti. Una struttura verticale e orizzontale fatta solo di linee rette. Poi i cuscini, come guanciali ben imbottiti, gli conferiscono la forma a tutti nota. E prende vita un comodissimo divano, versatile e gioioso.

Fece scalpore la campagna pubblicitaria di Oliviero Toscani con la modella Donna Jordan, musa di Andy Warhol, a seno nudo e in pose trasgressive. Una comunicazione potente, capace di dare la misura dell’innovatività del prodotto disegnato da Mario Bellini. Innovatività che resta immutata oggi e lo sarà sicuramente in futuro.

CAB chair 412, disegnata per Cassina nel 1977. In mostra permanente al MOMA di New York e ancora in produzione tra i best seller
cab chair bellini
Non è finita. Anche la sedia CAB 412, disegnata per Cassina nel 1977 e tutt’ora in produzione, ripropone lo stesso principio dove uno ‘scheletro’ elementare viene vestito con un abito in cuoio che gli garantisce solidità e portanza. Un best seller che non conosce crisi a dimostrazione che le idee pensate ‘al futuro’ restano tali anche se passano decenni.

Centro Congressi di Villa Erba a Cernobbio (1986-1990) © Mario Bellini Archive
centro congressi villa erba cernobbio
Capitolo a parte, l’architettura cui giunge negli anni 80. “Mi sono dovuto suicidare come designer per lasciar emergere a pieno l’architetto” afferma. Una questione di scala e di contesto. “La città – dice – non è la somma di architetture ma un organismo di ordine superiore con il quale misurarsi”.

Colleziona successi e riconoscimenti firmando progetti internazionali come il Tokyo Design Center (1992), la National Gallery of Victoria a Melbourne (2003), il quartier generale della Deutsche Bank a Francoforte (2011), il Padiglione per il Dipartimento di Arti Islamiche, il primo grande intervento architettonico all’interno del Museo del Louvre dopo la piramide di Pei, inaugurato nel 2012. E in Italia i padiglioni della Fiera di Milano al Portello Sud, (1987) il Centro Internazionale Congressi ed Esposizioni di Villa Erba a Cernobbio (1990) e l’intervento di ristrutturazione della Generali Group Academy a Trieste (2019).

Department of Islamic Arts, Museo del Louvre, Parigi, 2005-2012 © Antoine Mogodin
islamic arts louvre
Anche la lunga parentesi editoriale, in qualità di Direttore della testata internazionale DOMUS dal 1986 alla fine del 1991, segna la poliedrica carriera di Mario Bellini. Una direzione che si propone in una nuova veste grafica, affidata a Italo Lupi, e con contenuti dal taglio progettuale ed analitico in grado di trasferire in modo chiaro e semplice il processo culturale che trasforma un’idea, in architettura o in prodotto.

Le copertine della rivista Domus durante la Direzione di Mario Bellini dal 1986 al 1991. Grafica curata da Antonio Lupi
copertine domus mario bellini
Sempre attivo non ha mancato, neppure nell’anno della pandemia, di arrivare con altri interessantissimi prodotti d’arredo. Il tavolo Blitz e la Cut chair, disegnate per B&B Italia. Parafrasando il termine Blitz, che in tedesco significa lampo, emerge intatta la capacità di Mario Bellini di generare idee inedite e tanta, davvero tanta bellezza.

Tavolo Blitz e la Cut Chair disegnate per B&B Italia, 2020
tavolo blitz e cut chair bellini
Blitz con la sua ‘dinamica’ cristallizzata, con le sue gambe flesse nell’attimo appena prima di saltare riesce, ancora una volta, a proiettarci avanti nel tempo. Perché è lì che siamo chiamati ad andare attraversando l’oggi verso il domani.

Nell’immagine di copertina, Mario Bellini (photo by Maria Letz)