Vivere la casa con stile

Matteo Ragni – il messaggio del design

di Giulia Mura.

Milanese doc, classe ’72, Matteo Ragni, è architetto, designer, direttore creativo, docente.

Vincitore di due Compassi d’Oro (nel 2001 e nel 2014, in compagnia di un altro designer d’eccezione, Giulio Iacchetti) nonché di numerosi altri riconoscimenti nazionali e internazionali. Oggi si distingue per essere una figura trasversale, capace di governare sia i processi creativi, sia quelli comunicativi, per le tantissime aziende italiane per cui costruisce visioni e un network culturale e commerciale che guarda lontano.

Rompiamo il ghiaccio, tre parole per descriverti?

Curiosità, generosità, ottimismo.

Da architetto, a designer, a creative director: il tuo ruolo oggi sembra essere più da regista, colui che unisce i puntini di progetti complessi. 

Per passione mi sono approcciato agli oggetti quotidiani. Poi negli anni mi sono “espanso” dalla pura funzione ad una visione d’insieme per l’azienda. L’obiettivo? Andare oltre al quotidiano stesso, non per le aziende ma con le aziende. Quello che oggi si chiama art direction, un ruolo si, molto simile al regista.

Manuale di metodologia progettuale
manuale metodologia progettuale
Il food design, con Moscardino, è stato la tua rampa di lancio – anche dal punto di vista dei riconoscimenti – anche se oggi è praticamente assente tra i tuoi lavori. Raccontaci un po’ quella parte della tua produzione.

Partiamo col dire che per me Moscardino non è un progetto di food design, lo definirei un esempio ben riuscito di tool design, nato dalla commistione tra il bisogno di uno chef e la risposta creativa di un designer.

Ho progettato alcuni pezzi, come Matarèl, tradizionale mattarello non più di legno ma in vetro borosilicato, trasparente, solido. Stessa funzione di sempre ma con un materiale inaspettato.

Quando però il food design è diventato troppo di moda, ammetto di essere passato oltre, di essermi appassionato ad altro. Quelli erano per me degli esperimenti, credo che ognuno debba avere le proprie competenze specifiche.

Matarèl. Ph Max Rommel
matarel matteo ragni

Giulio Iacchetti – Matteo Ragni. Moscardino
moscardino ragni iacchetti
Quali sono i tre lavori che consideri rappresentativi della tua poetica e perché?

Tre molto diversi tra loro ma emblematici del mio approccio al progetto. Il primo è un progetto personale, come un manifesto. TobeUs, giocattoli in legno ispirati direttamente da Enzo Mari, testimoni di un sistema valoriale che vede il design come strumento, lontano dall’idea di puro consumismo. Un progetto collettivo condiviso che vale più per la ricchezza dell’esperienza che per l’aspetto economico.

Il secondo, molto recente, è il progetto per PdiPigna, un brand che nasce da una storia infinita di passione e cura per la scrittura, prima ad appannaggio esclusivo della scuola e oggi invece anche degli adulti. Un’operazione che non ha nulla di amarcord, piuttosto una sinergia creativa che lega passato, presente e futuro. Il terzo, per il quale ho un legame sentimentale: Moscardino. A vent’anni da quel Compasso d’oro che credo abbia cambiato la mia carriera. Glielo devo.

 TobeUs. Ph Max Rommel
tobe us ragni

TobeUs. Ph Max Rommel
macchinine legno matteo ragni

PdiPigna. Ph Max Rommel
p di pigna matteo ragni

YourSign. Ph Max Rommel
your sign matteo ragni

Giulio Iacchetti – Matteo Ragni. Moscardino
moscardino matteo ragni giulio iacchetti
Quali le tue fonti di ispirazione creativa?

Le mie ispirazioni arrivano principalmente durante i lunghi viaggi in macchina, dove il fatto di non stare davanti ad uno schermo pieno di immagini, lascia spazio ai pensieri di correre e strutturarsi. Oppure durante il dormiveglia, in quel momento poco prima di addormentarsi.

Il mio riferimento del cuore è Olafur Eliasson che è stato capace di trasferire nell’arte il design e viceversa. Le sue opere hanno la capacità di far sempre riflettere, di essere portatrici di messaggi più grandi, legati alla sfera percettiva e al corpo nello spazio.

Tra i riferimenti ci sono poi ovviamente alcuni grandi maestri del design italiano, come Munari, Castiglioni, Sottsass e Magistretti. Prendo ispirazione anche dalla didattica, per capire cosa pensano i nuovi consumatori. Il mio approccio è quello nel manuale che qualche anno fa ho prodotto per Corraini: The project methodology manual. Nonostante il titolo, non si tratta di spiegare un metodo imposto, ma un’attitudine.

Manuale di metodologia progettuale
copertina manuale progettuale matteo ragni
Il claim sul tuo sito recita “We design for better days”. Come pensi sia cambiato il lavoro del designer? Non mi riferisco solo ai cambiamenti dovuti al Covid-19 ma in generale, anche nel suo rapporto con i brand e le aziende.

Questo claim l’ho voluto fortemente, per me è come un mantra. L’ho rubato, mutuandolo, da una canzone di Bruce Springsteen, autore che amo, che si chiama appunto “Better days”. Vi ho aggiunto le altre due parole chiave: ‘noi’ e ‘progettare’. Il designer ha infatti il compito di lavorare per le persone, per la comunità, con un dovere: guardare avanti e prefigurare giorni migliori.

Il tema del digitale e della digitalizzazione è particolarmente dirimente e pone tanti punti interrogativi, sugli strumenti, le finalità e i significati. Di certo, quello che dobbiamo imparare dopo questa brutta esperienza, è che siamo di fronte alla possibilità di un cambio epocale, in cui va superata la diffidenza, per essere finalmente pronti ad accelerare. Le nostre case non erano adatte, nessuno di noi ci ha mai passato tanto tempo, le aziende stesse non erano preparate e si sono dovute velocemente riorganizzare. È un’occasione che dobbiamo sfruttare.

Matteo Ragni. Ph credit max rommel
ritratto del designer matteo ragni
Quali sono secondo te le azioni che Milano, città del design per eccellenza, deve fare per far ripartire il comparto, eventi di settore inclusi?

Questo stop è stato complesso da gestire. Da un certo punto di vista si stava assistendo ad una sorta di ‘bulimia’, in cui ad ogni Design Week si doveva convivere con la perenne frustrazione che ci fossero troppi eventi – tutti interessanti – e che non si potesse viverli tutti.

L’assenza del Salone, per la prima volta dal 1961, ha reso da un lato evidente che gli spazi, in generale, hanno bisogno di essere ripensati, così come gli showroom e le esperienze che si propongono alle persone. Dall’altro, la necessità rafforzata di cercare la qualità dei contenuti e del contatto, più che la quantità, anche se il momento fisico di incontro resta imprescindibile per i brand e le relazioni. Andranno solo ripensati in chiave diversa. Siamo qui apposta, no?

matteoragni.com

TobeUs. Ph Max Rommel
modellno macchina legno matteo ragni

Nell’immagine di copertina, Matteo Ragni. Ph Max Rommel