Vivere la casa con stile

Giulio Iacchetti – quel design dalla traiettoria imprevedibile

di Federica Capoduri.

Autore di “oggetti disobbedienti”, come titolava una sua mostra personale alla Triennale di Milano nel 2009, Giulio si occupa di disegno industriale dal 1992.

Con base a Milano, collabora con numerose aziende del settore – per alcune seguendone anche la direzione artistica – distinguendosi per la continua ricerca e definizione di nuove tipologie oggettuali. Non a caso è vincitore, insieme al collega Matteo Ragni, di due premi Compasso d’Oro: per la posata “Moscardino” e per i tombini della serie “Sfera”.

Moscardino, posata multiuso biodegradabile, Premio Compasso d’Oro nel 2001, disegnata con Matteo Ragni per Pandora Design (a destra è in mano a un certo Achille Castiglioni!)
posata moscardino iacchetti
Tombini serie “Sfera”, Premio Compasso d’Oro nel 2014, disegnati con Matteo Ragni per fonderia Montini
disegni tombini
Vista la mole d’interessanti progetti che Giulio sforna con abilità, abbiamo scelto di non citarne nessuno in particolare, ma il consiglio è di andare a vederli tutti, uno per uno, sul suo sito.

Giulio, in Italia si parla molto spesso di “Generazione di mezzo” per indicare tutti quei progettisti che, come te, stanno nella fascia tra i Maestri e i Giovani. Se dovessi essere obbligato a darti un’etichetta, come ti definiresti per stile, approccio e cultura?

Mi sento affine e mi riconosco nel lavoro di Marco Ferreri, Riccardo Blumer, Denis Santachiara, Paolo Ulian, ma altresì mi piace confrontarmi tra designer e amici come Matteo Ragni, Odo Fioravanti e Lorenzo Palmeri. I miei Maestri mitologici sono Enzo Mari, Aldo Rossi ed Ettore Sottsass.

Difficile definirsi, mi piace pensare che il mio lavoro si muova tra apparenti opposti come industrial design e artigianato, tra serie e pezzo unico, tra italianità e mondo. Sono come una pallina nel flipper che rimbalza da una cosa all’altra disegnando traiettorie imprevedibili.

Caffa, caraffa termica in acciaio con un’intercapedine sottovuoto che mantiene la temperatura, disegnata per Alessi
caraffa termica portatile giulio iacchetti

Matua, insalatiera (ma anche centro tavola e svuota tasche) per Danese Milano, foto Francesca Ferrari
insalatiera matua
Progettare implica la responsabilità sociale dei propri oggetti; di come sono assimilati dalle persone. Ciò comporta anche una grande forza di volontà nel lasciarli andare, cosa ne pensi?

Non ho questo tipo di affezione. Mi interesso alle (mie) cose mentre le cucino, quando sono servite non mi appartengono più e in qualche modo le dimentico.

Affi, sgabello in legno massello assemblato a incastri. Il dettaglio dell’inserzione tra seduta e gambe è reso evidente dalle tonalità differenti di legno. Per Internoitaliano, foto Gaia Anselmi Tamburini
sgabello legno massello design

Sgabello Affi, dettaglio degli incastri, foto Max Rommel
dettaglio sgabello affi incastri
Oggi i designer devono saper comunicare, essere tecnici, destreggiarsi tra manuale e digitale, fare pubbliche relazioni dai clienti e cercarne di nuovi, seguire fiere, viaggi, i social. Non facile. Eppure, si può fare. Quale strategia?

Qualcuno ha scritto che “tutto è progetto” e personalmente condivido questa visione universale. Avere cura di ogni tua espressione, che sia un progetto, un testo, un’immagine, un post è una bella libertà e nel contempo una grande responsabilità.

Pinocchio, vaso in vetro soffiato di Murano per Internoitaliano, foto Gaia Anselmi Tamburini
vaso vetro pinocchio
La pandemia ha cambiato il tuo modo di lavorare?

Non è cambiato, la verità è che non riesco a pronunciarmi con qualcosa di originale e interessante (per me) riguardo a ciò che stiamo vivendo.

Lingotto, un rubinetto invisibile (la funzione non è immediatamente riconoscibile), di grande impatto scultoreo. Nella parte superiore è integrata una doccetta estensibile, mentre i comandi per regolare la temperatura e il getto si attivano toccando alcuni punti del corpo in metallo. Per Alessi by Hansa, foto Pierluigi Anselmi
rubinetto lingotto iacchetti
Qual è il tuo “progetto nel cassetto”, quello che spesso ti ronza nella testa ma ancora non hai avuto la possibilità – o il coraggio – di fare?

Mio papà è stato operaio dell’Olivetti. A casa mia transitavano divisumme, lettere 32 e altri oggetti mitologici della casa eporediese. Ero bambino, ovviamente non sapevo nulla del design, ma quelle forme mi rimasero dentro. Ecco: mi piacerebbe se un giorno potessi disegnare qualcosa per l’Olivetti, per quel brand così bello, così autenticamente italiano, intimamente innestato al mio DNA.

Aileron, seduta per Alf Da Frè
sedia aileron iacchetti
Enzo Mari affermava che “la determinazione, unita a quel sentore di follia, è così utile a un progettista”. Sei d’accordo? E cos’altro servirà al design in questo 2021 e in futuro?

Determinati e folli: ecco un altro ossimoro. Sì: mi riconosco in questa descrizione. Aggiungerei che nei giorni a venire avremo bisogno di incanto e disincanto, piedi ben fissati a terra e pensieri volanti…

Beleos, tavolo per Bross la cui struttura si compone di una “trave” metallica, realizzata a partire da due profili disposti parallelamente e uniti da distanziali cilindrici, e dalle gambe, in massello, rastremate e inclinate per un effetto di grande ricercatezza
tavolo beleos iacchetti

tavolo piano vetro gambe legno

Per finire, il tuo motto?
Mi piace pensare che progettare è un’attitudine alla sintesi.

giulioiacchetti.com

Nell’immagine di copertina, ritratto di Giulio Iacchetti, foto Fabrizia Parisi