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La tassa sui rifiuti è gonfiata? Si può chiedere il rimborso

di Alessandro Bennici.

Il tema del rimborso della Tari, venuto a galla a seguito di un’interrogazione parlamentare del marzo dello scorso anno, si fa sempre più intricato e complesso. Cerchiamo di mettere un po’ d’ordine, andando a chiarire quali errori sono stati commessi, chi i soggetti interessati e soprattutto in che direzione muoversi per ottenere il rimborso.

L’IMPOSTA
Nata nel 2014 in sostituzione della Tares, la Tari è la tassa che regola la raccolta e lo smistamento dei rifiuti. Interessa tutti coloro che possiedono immobili o aree scoperte che producono rifiuti, e di conseguenza è un’imposta che tocca da vicino, seppur con una partecipazione minore, anche gli inquilini.

LA SUA STRUTTURA
Sostanzialmente si compone di due quote. La prima è la cosiddetta quota fissa, che riguarda le dimensioni dell’immobile; la seconda invece, la quota variabile, cresce insieme ai membri della famiglia ed è quella sotto la lente d’ingrandimento. La legge infatti prevede che vengano versate tutte le quote fisse della casa e delle cosiddette pertinenze (cantine e box) situate nello stesso Comune, alle quali aggiungere una sola volta la quota variabile.

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IL CALCOLO
Prendendo in esame l’esempio discusso alla Camera di un nucleo famigliare di quattro persone in possesso di un’abitazione di 100mq, alla quale sono annessi un box di 30mq ed una cantina di 20 mq, si scopre che diverse amministrazioni comunali hanno commesso l’errore di calcolare la quota variabile sia sull’abitazione che su ogni singola pertinenza, facendo così lievitare l’importo totale.

I COMUNI COINVOLTI
Gli errori sono stati riscontrati in grandi città come Milano, Genova, Ancona, Napoli, Catanzaro, Rimini, Cagliari e Siracusa, ma alcune associazioni arrivano ad ipotizzare addirittura più di 800 comuni coinvolti. Ma ci sono anche molti comuni che non hanno commesso errori di calcolo e le tariffe richieste ai cittadini sono corrette. Buona norma quindi, prima di avventurarsi tra bollette vecchie e resoconti arrivati, per cercare gli importi incriminati, sapere se il proprio comune rientra nella lista dei buoni. Come? Di solito è un’informazione che si trova facilmente sui siti istituzionali o semplicemente andando negli uffici comunali.

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VERIFICA E RICHIESTA
Le strade che può prendere il cittadino per richiedere il rimborso sono due. Ci si può rivolgere al “Movimento difesa del cittadino”, chiedendo tramite e-mail di poter aderire all’associazione che si occuperà poi di verificare la posizione presso il proprio comune e provvederà ad avviare l’istanza di rimborso. Oppure ci si può muovere autonomamente, ma non è per niente semplice, in quanto all’interno delle bollette incriminate alcune voci non sono indicate in maniera chiara e trasparente, e poi bisogna essere in grado di quantificare con precisione sia l’importo versato che l’ammontare del rimborso richiesto oltre che sostenere il costo di una marca da bollo da applicare sulle richieste scritte. Una volta inoltrata la richiesta, agli uffici tributi (nel caso in cui sia il comune ad aver emesso i bollettini) o alla società X (nel caso sia un privato a gestire la riscossione dei tributi), il comune ha 90 giorni di tempo per dare una risposta, decorsi i quali è possibile presentare ricorso dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale.

IL RIMBORSO
In base all’articolo 1 comma 164 della legge 296/2006 (finanziaria 2007), il rimborso delle somme versate e non dovute, può essere richiesto dal contribuente, entro la scadenza di 5 anni dal giorno del versamento, ovvero da quello in cui è stato accertato il diritto alla restituzione.
Mentre per quanto riguarda i tempi di rimborso da parte dell’Ente interessato, sempre secondo la stessa norma, dice che è entro 180 giorni dalla data di presentazione dell’istanza, ma non è da escludere un eventuale silenzio-rifiuto da parte dell’ente. Quindi, anche se effettivamente esiste la possibilità di avere indietro le somme versate in eccesso, il cammino sarà lungo e tempestato di ingranaggi complessi, a volte difettosi. Ma a questo ormai il cittadino è abituato fin dal suo primo vagito.

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