Vivere la casa con stile

Il vischio – simbolo di gioia, fertilità e di buon augurio

di Stefania Fanchini – architetto paesaggista  –  stefaniafanchini.it.

Durante le feste del Natale due sono le piante che adornano le nostre case e che sembrano convivere pacificamente: l’abete tradizionalmente addobbato con palle e lucine e il vischio bianco appeso al soffitto con un nastro o inserito all’interno di una ghirlanda sull’uscio di casa come simbolo di gioia, di fertilità e di buon augurio.

foto di cavernacosmica.com

pianta di vischio su rami

Ma nelle foreste dove crescono, i rapporti tra loro sono tutt’altro che amichevoli. Il Viscum album (questo è il nome scientifico della pianta di vischio) è, dal punto di vista botanico, una pianta sempreverde epifita ed emiparassita ovvero che vive sopra altre piante e a spese dell’ospite su cui cresce. A differenza delle piante definite parassite a pieno titolo (quelle totalmente prive di clorofilla e radici come le orobanche), il vischio dipende dalla pianta ospite solo per l’approvvigionamento di acqua e sali minerali, per il resto è in grado di produrre da sé gli zuccheri necessari alla sua crescita e sopravvivenza (fotosintesi) e nel momento in cui la pianta ospite perde le foglie, la ripaga in maniera interessata con parte dei suoi nutrienti.

Questa buffa pianta si colloca strategicamente in posizioni elevate per catturare il massimo della luce su oltre 170 specie di alberi, sulle cui branche forma ciuffi tondi a fusto corto e ben ramificato con dimensioni comprese tra i 20 e i 50 cm che restano verdi tutto l’anno, di un bel verde intenso. In questo dimostra di essere un parassita astuto: non si lega ad una sola specie, ma diversifica il suo territorio di caccia pur avendo particolari predilezioni per meli, pioppi, salici, sorbi e aceri dalla corteccia più sottile e quindi più facili da aggredire in fase di colonizzazione.

foto da lehacanscience.com

piante di vischio verdi

Ma come raggiunge le cime degli alberi? La risposta risiede nel suo particolare e affascinante ciclo biologico. Partiamo dagli inizi. Il vischio è una pianta dioica cioè con fiori maschili e femminili su individui distinti. In gennaio-febbraio i maschi del vischio imitano una fragranza irresistibile simile ai fiori d’arancio che attira gli insetti impollinatori che fecondano la pianta femmina. A primavera, solo a partire dal quinto anno di vita, le piante fecondate producono bacche verdi che in ottobre-novembre maturano, diventando bianche, traslucide e gelatinose. Le bacche diventano così una preziosa risorsa per piccoli passeri come la capinera, la cincia e la tordela per i quali rappresentano la principale fonte di cibo durante l’inverno.

I semi presenti all’interno delle bacche, una volta espulsi dall’uccello con le feci, cadono sui rami e rimangono tenacemente incollati grazie alla sostanza appiccicosa che li avvolge. Ed è qui che i semi germogliano e sviluppano una speciale radice che penetra nella corteccia dell’albero fino a collegarsi con i tessuti conduttori che trasportano l’acqua e i sali minerali dalle radici alle foglie. Avvenuta la connessione, il vischio inizia a crescere e produce regolarmente un getto biforcato all’anno, raggiungendo piano piano la forma tondeggiante particolarmente visibile in inverno quando la pianta ospite è a riposo.

Foto da commoms.wikimedia.org

vischio pianta e bacche

Alla luce della sua storia, non possiamo ritenerlo un grande approfittatore! La mia personale preghiera è di ammirarlo sugli alberi e di non raccoglierlo perché fondamentale per gli ecosistemi a cui appartiene: non solo risorsa alimentare per piccoli uccelli, ma architetture naturali perfette per ospitare i loro nidi.

Gli antichi ritenevano avesse poteri magici forse per il particolare modo in cui si sviluppa senza radici e come parassita sul ramo di un’altra pianta o forse per il fatto che spesso si trova sulle querce, alberi ritenuti sacri per i druidi. Favoleggiavano che nascesse là dove era caduta la folgore, simbolo di una discesa della divinità, e dunque di immortalità e di rigenerazione.

foto di Revista Bordo

sistemare il vischio in casa

Da dove arriva l’usanza di baciarsi sotto il vischio come rito di buon auspicio? Risale al controverso mito di Baldr, riportato alla vita dalle lacrime della madre trasformate in bacche e versate sulla freccia di vischio con cui fu colpito a morte: da quel giorno, la dea dell’Amore Freya ringraziò chiunque si fosse scambiato un bacio, passando sotto a un albero su cui cresceva del vischio, dandogli la sua protezione nella vita amorosa. Buon anno a tutti!

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