Vivere la casa con stile

Sara Ferrari – a cosa serve il design

Con Sara è stato uno di quegli incontri strani, gironzolando su facebook ho scovato la sua pagina e sono risalita ai suoi lavori, due in particolare mi hanno colpito. La Dining Agenda, un libro i cui fogli si trasformano all’occorrenza in tovagliette all’americana dove poter appoggiare un piatto o un panino e, incorporate nella copertina del libro, le posate. Geniale. Il secondo è il salvadanaio Mr. Piggy la cui spiegazione del suo funzionamento è lasciato a un divertente video (vi consiglio anche il sonoro).
Come dunque non essere incuriosita da questa ragazza, designer dalle contaminazioni londinesi – Sara Ferrari Design è stata fondata nel 2009 in London – ma milanese di adozione, da un anno e mezzo circa. E adesso scopriamo qualcosa di più sulle sue creazioni.

Set di bicchieri Alla Goccia

vetro design cloche

Hai partecipato all’ultimo Salone con un solo progetto. Quale?
“Un progetto, piccolo, ma al quale tengo molto perché era tra i progetti che avevo nel cassetto da tempo. Si tratta di una serie di tavolini che ho chiamato TEA, un po’ per gioco, per il fatto che in inglese la traduzione di tavolino é “coffee table” e non ho mai capito il perché! L’ idea é quella di unire due funzioni in un unico oggetto, (a volte tre) oltre all’unione di due materiali molto belli senza agganci, tramite un semplice incastro. I tavolini, oltre alla loro funzione primaria, servono anche da piccolo contenitore per riviste, coperte o qualsiasi cosa non si voglia avere fra i piedi, in salotto o in camera da letto”.

Tavolini contenitori TEA

tavolino contenitore

“La base è un grande vaso in vetro mentre il top, in legno, funge da tappo di chiusura. Un altro aspetto interessante del progetto è la quantità di combinazioni che permette di avere. La base, disponibile in 2 altezze e 4 diversi colori, unita al top nelle due forme di vassoio e semplice tappo con linguetta in cuoio, permette di avere fino a 48 diverse combinazioni. E’ un prodotto realizzato dall’azienda Durame, ed è stato presentato nel loro temporary showroom al Brera Design District, in via Statuto”.

Ma cosa rappresenta per te il design?
“Mi fai una domanda davvero difficile, so già che la risposta che ti darò non mi soddisferà! Io credo che il design sia uno strumento per creare significati nuovi agli oggetti, più che oggetti nuovi. E questi significati devono servire a migliorare la vita delle persone, a creare un futuro migliore. Credo poi che un oggetto di design, per funzionare davvero, ti debba fare innamorare. Quando racconto ai miei studenti che cos’è il design e come io mi ci rapporto quando progetto, lo paragono alle persone”.

Salvadanio Mr.Piggy

salvadanaio design

“C’è un design, che io chiamo styling, che possiamo paragonare ad una ragazza molto bella, da cui si è  attratti ma che dopo un po’ che la si frequenta ci si stufa, perché troppo superficiale. E poi ci sono quelle ragazze che certo, sono belle, ma di una bellezza non scontata. Ed é quello che svelano mano a mano che le si conosce che ci fa innamorare di loro….e così succede anche col design.  Ecco, a me piace disegnare oggetti che facciano innamorare”.

C’è un oggetto che hai in testa e che ancora non sei riuscita a realizzare?
“Se intendi se ho dei progetti nel cassetto che non ho ancora realizzato, ce ne sono tanti. Se ti riferisci ad una tipologia di oggetti a cui sono più incline o che mi piacerebbe disegnare, non ce n’è una in particolare. Se invece hai in mente qualcosa che non sono nemmeno ancora riuscita a pensare, perché troppo difficile, beh si, in realtà uno c’è”.

Libro tovaglietta con posate incorporate nella copertina Dining Agenda

design tableware

“Una persona a me molto cara mi chiese di disegnare la sua urna, poco prima di andarsene. Sono passati più di tre anni dalla sua scomparsa e non sono ancora riuscita a disegnargliela, ovviamente non per ragioni di tempo. Credo semplicemente di non avere ancora trovato il coraggio per farlo. Ma le ho fatto una promessa e so che la manterrò”.

Sofa Baco per Deco

divano design tessuto colore

Design e autoproduzione, in Italia è ancora possibile?
“Non ho mai creduto particolarmente nell’autoproduzione, se non nel caso in cui si parli della creazione di un vero e proprio self-brand creato da un designer, come Tom Dixon, o più recentemente Giulio Iacchetti con Interno Italiano. In questo caso si salta uno degli anelli della catena produttiva designer – azienda – negozio, e quindi ha senso, anche se si rischia di passare dall’essere designer all’essere imprenditori. Alternativamente, quando si parla di un designer che auto produce pochi pezzi, con una distribuzione limitata, allora secondo me parliamo più di auto promozione che di autoproduzione, che fa molto bene a livello comunicativo, e al designer progettualmente perché può lavorare con meno vincoli, ma è un’altra cosa”.

Portafrutta Mesh

portafrutta design

Trovate Sara Ferrari e tutte le sue creazioni nel suo sito – saraferraridesign.com

orologio design

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