Vivere la casa con stile

L’evoluzione della cucina

di Yrma Ylenia Pace.

“Se l’uomo non appetisse il cibo o non provasse stimoli sessuali il genere umano finirebbe subito.” Pellegrino Artusi nel lontano 1891 ammoniva così nel suo “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”.
Tralasciando il riferimento sessuale (volevate ne parlassi?!), il mondo culinario ha avuto, nella sua evoluzione, un ritmo a dir poco incalzante.
Dai frugali pasti dei nostri bisnonni, che per lo più mangiavano ciò che la terra offriva loro (prodotti della campagna e, per i più fortunati e molto di rado, carne o pesce) agli attuali cibi bio, non transgenici e a filiera il più possibile corta, le abitudini alimentari degli italiani (e l’attenzione verso l’enogastronomia) sono in continua evoluzione. Dalla “fame atavica” di chi non poteva permettersi un banchetto degno di esser chiamato tale (come non ricordare la celebre scena del film “Miseria e Nobiltà” in cui il grande Totò mangia voracemente con le mani degli spaghetti fumanti e se li intasca come fossero gioielli), agli sprechi del mondo moderno in cui, come ricordano i dati della FAO, ogni anno si buttano via 1,3 miliardi di tonnellate di avanzi.

slow food
Ma il cibo è cultura e noi, in Italia, ne abbiamo da vendere. Siamo la patria dove anche lo street food, ha una connotazione culturale. (Come non ricordare a Napoli il brodo di polpo fumante che si sorseggiava per scaldarsi a mò di Glühwein altoatesino o a Palermo il celebre Pani cà meusa, pane con la milza, da addentare tra i vicoli della città). Lo scorso novembre Roma è stata ancora una volta la capitale del cibo di strada, negli spazi dell’Ex Dogana di San Lorenzo c’è stato un vero e proprio trionfo di sapori e golosità da mordere al volo ma sempre sotto l’egida della tradizione. D’altronde, in opposizione al fast food americano, abbiamo creato Slow Food il cui motto è Buono, Pulito e Giusto.

street food

L’attenzione sempre più costante verso la buona tavola ha poi un dato oggettivo: un esponenziale aumento delle trasmissioni tv che parlano di cucina. Da Masterchef alla Prova del Cuoco, da Gordon Ramsey e la sua Hell’s Kitchen a Simone Rugiati e Carlo Cracco con le loro trasmissioni in cui oltre a mostrare la loro avvenenza (diciamocelo, sono un bel pezzo di quarto di manzo, tanto per restare in tema culinario) ci suggeriscono segreti per preparare al meglio le pietanze che da sempre sono orgoglio della nostra italianità. Sapete cosa vi dico? Mi è venuta fame. Da buona foodblogger mi preparo un piatto di pasta che, come ricorda la curiosa leggenda della grande scrittrice Matilde Serao, è nata a Napoli dal mago Chico. Racconto o verità, è pur vero che già nel ‘600 nel regno delle due Sicilie dei Borbone la pasta era considerata l’emblema gastronomico del nostro bel paese.
E, per non farmi mancare nulla, metto su il dvd di “Un americano a Roma”, il mitico Albertone (Sordi, n.d.r) che si divide tra la tentazione degli spaghetti al pomodoro di mammà e la cucina made in Usa, fatta di yogurt, latte e mostarda proprio non me la voglio perdere. Evviva l’intramontabile Made in Italy!

alberto sordi

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