Vivere la casa con stile

Design a spasso per il mondo

Ricevo l’email di Elisabetta, la apro, leggo e poi scorro fino alla firma con il recapito telefonico e ne leggo tre, Danimarca, Spagna e Italia. Già mi piace. Poi apro la cartella con le foto e resto affascinata per la fantasia e la delicatezza delle sue creazioni. Credo sarà difficile per Roberto Rubini e i giudici decretare il vincitore di questa terza edizione di SOURCE SELF-MADE DESIGN la mostra internazionale di design autoprodotto in programma, a Firenze, dal 10  al 20 settembre.

Si chiama Elisabetta Coccioni, è una designer che si autoproduce, e oggi è il suo turno per raccontarsi, dopo il nostro incontro con un altro giovane in concorso Giovanni Bartolozzi.

Come mai ti sei iscritta a Source e cosa ti aspetti?
L’anno scorso a settembre quando mi stavo trasferendo a Firenze da Copenhagen Source è stato uno dei miei primi contatti con il territorio. Con interesse e entusiasmo ho partecipato ad alcuni eventi e ho pensato…che bello, parliamo la “stessa lingua”, sarebbe bello fare un percorso insieme.  Poi il concorso e quindi la reale possibilità di far parte di questa vibrante realtà dedicata al design autoprodoto. Dal concorso mi aspetto soprattutto di conoscere progettisti, artigiani, commercianti e aziende che condividono, o sono incuriosite, dall’identità e dal coinvolgimento progettuale e materico del design autoprodotto e dei suoi protagonisti.

Qual è la spinta che ti ha portato verso l’autoproduzione?
L’autoproduzione è un design dall’approccio materico e personale dove il designer non rimane nell’ombra ma si espone in prima persona proponendo la sua ricerca progettuale, la sua sensibilità poetica e la sua personale interpretazione di ciò che lo circonda – è una sfida continua e una continua scoperta!
La spinta verso l’autoproduzione nasce da tutto questo, dalla passione per la ricerca e dall’ideale di collaborazione diretta con realtà del territorio non limitandosi però necessariamente solo all’Italia, ma cercando ricchezza nella contaminazione con realtà anche straniere.

Cosa fai per far conoscere i tuoi prodotti. E se qualcuno li volesse acquistare?
Nel 2012 insieme a due amici abbiamo fondato un piccolo marchio di borse, Simple be bags progetto che vede protagonisti artigiani italiani e giovani designer europei. Con Simple be siamo presenti su varie piattaforme web e abbiamo un nostro shop online: simple-be-bags.com
Per quanto riguarda invece le altre autoproduzioni, solitamente sono pezzi fatti su commissione per clienti privati o per serie limitate, per acquistarle basta contattarmi direttamente! 🙂

E adesso alcuni dei suoi progetti, raccontati da lei.

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ARIA. Your naturally imperfect glass, è una collezione di oggetti in vetro per la tavola che si sviluppa a partire da un’idea semplice, una memoria. Una cena a casa di qualcuno. La tavola è già pronta, l’unica cosa che manca sono i bicchieri. Gli invitati arrivano lentamente uno dopo l’altro, un abbraccio, uno scambio di parole rapido…all’improvviso anche i bicchieri appaiono sulla tavola.

Sono tutti uguali, scintillanti e perfetti, solo uno è diverso. Adoro quest’immagine, come comincia la conversazione, è tutto su quel bicchiere, la sua storia, perché è la? Non è il rimpiazzo indesiderato di un altro bicchiere uguale agli altri. È lui la star dalla tavola!
Ogni oggetto della collezione è studiato per essere diverso e allo stesso tempo in armonia con gli altri. Gli oggetti danno un ritmo leggero alla tavola creando un’atmosfera rilassata e conviviale.

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La foto sopra mostra il progetto in gara a Source. IN THE CLOUD. Le nuvole sono storie incredibili fatte di tante piccole, piccolissime gocce! Ogni nuvola è diversa e porta con sé una storia, potrei osservarle per ore perdendomi nei loro racconti. Vedo i mille personaggi e le atmosfere che creano, mi immagino di essere sempre più vicina fino a perdere la percezione di quello che succede, fino ad essere completamente immersa nella storia. Posso vedere come si compongono le immagini e come si compone la narrazione. È come se una nuvola fosse divisa in tanti livelli, ognuno con una parte della storia, una storia dalle infinite combinazioni.

(Foto sotto) LA PERA, coppia di bicchieri dal sapore giovane e curioso. Due bicchieri sostanzialmente diversi, capaci di creare insieme un unico oggetto dall’equilibrio sottile. I due bicchieri sono sviluppati su due linee progettuali parallele: lo studio delle forme dei due bicchieri come entità tra loro indipendenti (uno per il vino e uno per l’acqua) e lo studio di un oggetto unico composto dall’unione dei due.
La pera/The pair, in inglese la coppia, è una riflessione sull’indipendenza e sulla ricchezza creata dalla diversità tra le persone, è uno sguardo ottimista al futuro dove l’armonia e la completezza è creata dalla complessità dei singoli caratteri.

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(Foto sopra). PAPER BOAT ADVENTURE. Bicchieri. Sono originaria di un piccolo paese sulla costa, quando ero piccola la mia casa era appena qualche metro da un piccolo porticciolo. La marina era piena di barche e tante partivano ogni giorno, a volte non tornavano. Ma dove andavano? Che cosa c’era di così interessante laggiù nel mare aperto? È lì che il sogno inizia, guardare il mare era come un’avventura sempre nuova, ti poteva portare lontano, apparentemente l’unica cosa che ti serviva era una barca!

Ho sempre avuto un’intensa curiosità per i posti sconosciuti, specialmente per quelli molto lontani. Un giorno un uomo indicando lontano verso l’orizzonte mi disse “sai, laggiù c’è un posto che si chiama Polo, è un posto strano sai, non c’è la terra, ma solo acqua e le montagne sono enormi e di ghiaccio, si chiamano iceberg. È un posto molto speciale, la gente normale non può andarci…”. Wow! Non mi restava altro che fare una barca ed andarci…è stato un viaggio bellissimo!

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(Foto sopra JUAN CURIOSITY). Fa parte di una ricerca più ampia sul contrasto tra il vetro soffiato dal sapore industriale, dalla forma precisa dettata dallo stampo in cui viene prodotto e il vetro soffiato libero, dalla forma organica data dalla natura del materiale stesso. La serie nasce dall’unione delle due tecniche: la parte conica è la parte “controllata” dalla forma dello stampo e la parte tonda è la parte “libera”. Il vetro esce dallo stampo e si esprime in modo naturale caratterizzando ogni vaso in modo unico.

E naturalmente sotto Elisabetta Coccioni.

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