Vivere la casa con stile

“E” come etichetta

Riconosciuto come rituale comunitario, il pasto conviviale segue i criteri della cultura cortese, nella quale si pone come fulcro della festa signorile. Come rituale aristocratico esso veniva regolato da un rigido cerimoniale gerarchico, che prevedeva spesso la separazione dei sessi e una distribuzione codificata dei posti a tavola.

Rispetto al mondo antico il Medioevo occidentale stabilisce definitivamente il modo di mangiare seduti e non più sdraiati, pertanto la tavola rettangolare, ove i commensali si siedono solo dalla parte del lato lungo, sostituisce la tipologia orientale di mensa ovale o rotonda. La differenziazione delle posizioni a tavola genera l’idea del posto d’onore da collocarsi al centro del lato lungo o su uno dei lati corti: il capotavola.

Le sedie avevano una diversa grandezza in rapporto al ruolo gerarchico di chi le doveva utilizzare: nel banchetto medievale i signori sedevano su alti scranni mentre gli ospiti su sgabelli. Questo concetto poco generorso sarà ribaltato nella tavola rinascimentale, ove i convitati troveranno una loro dignità intorno alla mensa pur nel rispetto della tradizione ritualistica del posto d’onore.

Si configura in quest’epoca l’idea che il criterio di distinzione della persona di alto rango a tavola non dovesse essere basato sul posto occupato quanto sulla maniere di approccio al cibo. Si fa strada l’idea che la moderazione praticata nell’assunzione di cibo, in origine precetto religioso, fosse anche sinonimo di eleganza, laddove il modello cristiano fondendosi con quello aristocratico unficava le virtù connaturate all’origine con quelle acquisite attraverso i valori cristiani, in un quadro generale di controllo degli istinti.

Fonte: Silvia Malaguzzi, Il cibo e la tavola, Milano, Electa 2006, p.112

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